Rovigo è la città delle rose, la perla del Veneto meridionale, immortalata negli scatti delle meraviglie di Sirmone Sartori

Rovigo (Ruig in dialetto transpadano ferrarese), vede il suo nome citato per la prima volta nell’838 come Rodigo e poi come Rudi e Ruuigo, e il toponimo sembra essere in relazione con il nome personale germanico Hrodico.
Secondo gli eruditi del passato, deriverebbe invece dal greco rhodon “rosa” (nell’Orlando Furioso Ludovico Ariosto descrive la città come «la terra il cui produr di rose / le dié piacevol nome in greche voci»), il che lo ricollega alla leggenda che vorrebbe il Polesine colonizzato da un gruppo di Achei capitanati da Diomede. La tradizione ha valso a Rovigo il titolo di “Città delle rose”.

lo scatto delle meraviglie rovigo sgaialand magazine simone sartori
Pochissimi sono i reperti storici giunti fino a noi dall’antichità, ma sicure sono le frequentazioni in zona di antichi Veneti, e più tardi dei Romani.
Il primo documento storico sicuramente attendibile sulla città è dunque quello del 24 aprile 838, dove Rovigo viene definita in latino villa que nuncupatur Rodigo, ossia “borgo [rurale] detto Rodigo”. Nel 920 il vescovo di Adria Paolo Cattaneo fece costruire una fortificazione in questo borgo per trasferirvi temporaneamente la sede vescovile al riparo dalle scorrerie ungare. Questa prima fortificazione è completata nel 954.
Gli Estensi erano presenti a Rovigo già nel 1117 e furono presumibilmente loro a promuovere l’ampliamento della fortificazione nel XII secolo, quando l’abitato di Rovigo si estendeva già su entrambi i lati dell’Adigetto, che all’epoca era un vero e proprio fiume. Il maschio del castello, conosciuto come torre Donà, alto 66 metri è una delle più alte torri medievali italiane, quasi sicuramente fu la più alta torre in muratura della sua epoca. Il dominio estense su Rovigo fu ufficializzato dal Sacro Romano Imperatore Enrico VI nel 1194, che ne nominò conte Azzo VI; a parte brevi parentesi, Rovigo rimase estense per quasi tre secoli.

La Chiesa della Beata Vergine del Soccorso, detta La Rotonda, è un edificio religioso situato a Rovigo, peculiare per la sua forma architettonica a pianta ottagonale e per gli eventi storico-religiosi legati all’evoluzione socioculturale della città.
La costruzione della chiesa fu decisa nel 1594, in pochi mesi ne fu progettata la struttura da parte di Francesco Zamberlan, quello che noi chiameremmo oggi ingegnere capo del Magistero delle acque della Repubblica di Venezia, e il 13 ottobre di quello stesso anno il vescovo della Diocesi di Adria Lorenzo Laureti ne benediceva le prime fondamenta. La comunità cittadina sostenne con ogni mezzo l’edificazione di quest’ultima, tanto da supportarla con donazioni di denaro, ma anche di materiali da costruzione. A causa di questi ingenti sovvenzionamenti, nacque il problema di amministrare le offerte, proprio nel momento in cui si stava discutendo a chi spettasse la competenza della chiesa stessa. Nel 1764, molto tempo dopo, il Senato Veneto affermò definitivamente che la giurisdizione dovesse spettare alla città di Rovigo. Nel 1601 venne costruita la copertura provvisoria, la quale fu terminata due anni dopo ma con scarsi risultati. Pochi mesi dopo la cupola fu oggetto di restauro a causa di alcuni cedimenti strutturali e venne sostituita, nel 1606, da un tetto piramidale. L’altare fu collocato, invece, nel 1607 e l’immagine della Madonna fu posta nella nicchia dell’altare l’8 settembre 1608, mentre il pavimento venne realizzato tra il 1609 e il 1613.

Copyright immagini: Simone Sartori
Fonte: Wikipedia