Cucinare con la tecia per sapori prelibati e che strizzano l’occhio alla tradizione veneta: alla scoperta della tecia veneta e delle sue ricette

Chi parla in orecia no val una tecia, ovvero chi parla nelle orecchie non vale neppure una pentola, è un antico detto tipico del Nord Est che indica che parlare nelle orecchie è segno di maleducazione: ma qui non si vuole disquisire di buone maniere e non, ma al contrario raccontare di uno degli utensili protagonisti della nostra cucina: la tecia veneta.
I nostri nonni, tradizionalmente gran cuochi quando si parla di cucina tipica, hanno sempre parlato della tecia veneta, come signora della cucina senza la quale nulla è possibile fare ai fornelli e pertanto da trattare con cura.
La tradizione culinaria di una regione passa prima di tutto attraverso i prodotti del luogo e la cura nella loro selezione, ma è indiscutibile quanto gli attrezzi che si utilizzano siano determinanti nel definire la specificità delle cucine regionali. Questo elemento spesso viene messo in secondo piano quando invece è fondamentale per comprendere meglio il rapporto con il cibo di un luogo.
In Veneto, ad esempio, già nei testi sacri ci sono accenni alla tecia veneta che, oltre ad essere “la pentola” è anche un tipo di preparazione che prevede una cottura in tegame, a fuoco lento, né arrosto, né lesso.

teciaChi di voi non si è mai attaccato al fondo della tecia per fare la “scarpetta” con il sugo o la crosticina che si deposita nel fondo? E quante volte abbiamo sentito parlare della tecia, elemento cardine per chi è legato alla tradizione veneta e per chi si occupa anche di food, nonché interessante metodo tradizionale di cottura, che riesce ad esaltare bene i sapori di un piatto e mantenere delle consistenze diverse al palato.
Una ricetta tutta patavina che prevede l’utilizzo della tecia veneta ha come ingrediente principale le buonissime verze sofegà, ovvero cucinate coperte con il coperchio.
Come fare?
Prendere una bella verza, tenendo a mente che le foglie esterne se croccanti dimostrano che il prodotto è fresco e non si deve buttare via nulla se.
Si lavano (o meglio mondano) e si tagliano a strisce sottili per garantire una migliore cottura. Si prepara la tecia con abbondante olio, uno spicchio di aglio schiacciato e due filetti d’acciuga: si scalda a fuoco medio e si aggiungono le verze facendo insaporire per un paio di minuti prima di abbassare la fiamma, salare e chiudere procedendo con la cottura per altri 10 minuti.
Poi le verze si lasceranno riposare a fuoco spento e con il coperchio per almeno cinque minuti.
Una variante triestina sostituisce le verze con le patate: un altro piatto semplice, gustoso, economico e con protagonista la tecia, appunto.
Insomma che tecia veneta sia per tutti, immancabile in cucina, versatile, comoda, per tutti i portafogli ed adatta a sia chi ama cucinare che a chi lo fa per semplice “sopravvivenza”.
La tradizione popolare spesso si prende gioco degli oggetti più comuni perché in realtà sono quelli più importanti, tipici e popolari, come dice il detto: “Arlecchin batocio, orbo da na recia, sordo da un ocio, Arlecchin batocio, fiól de na tecia!