L’azione dell’ascolto con i bambini: ascolto di parole, ma anche dei gesti, di sguardi, di pianti, dei comportamenti apparentemente banali dei più piccoli, e non solo.

 

Ogni giorno inizio il mio lavoro senza sapere cosa mi aspetta. La cosa che mi salva da questa esperienza avventurosa è ascoltare. Ascoltare bisogni, esigenze, malesseri, racconti, traguardi, emozioni, alle volte semplici risate, relazioni, occhi, movimenti.

L’ascolto è la chiave di ogni mia azione, quando non capisco che strategia usare mi fermo e provo ad ascoltare, perché lì si scioglie ogni nodo.

L’ascolto attivo è alla base della comprensione e dell’intuito. È attivo perché apre prospettive ed interpretazioni, connessioni e legami. Ascoltare significa accogliere, qualcosa che solo in silenzio posso vedere. Gli psicologi chiamano questo momento “insight”, intuizione.

Nella comunicazione è ciò che ci permette di capire, di ricevere il messaggio.

L’ascolto è ciò che ci permette di non intervenire, di riflettere, di attendere prima di fare un passo.

Attendere è una competenza che prima di tutto deve appartenere all’adulto che si prende cura del bambino, troppo spesso siamo noi “grandi” a non avere il tempo e la pazienza di metterci in ascolto e aspettare che qualcosa accada, gettando le basi per la sua riuscita. Aspettare che qualcosa maturi, che spunti una passione giorno dopo giorno, di diventare capaci in qualcosa, di riuscire in qualcosa di semplice più lentamente, di non arrendersi.

Crescendo, le responsabilità, gli impegni, la consapevolezza e la razionalità tendono ad appiattire la naturale tendenza dell’uomo alla sua dimensione più spirituale e spontanea, ma diviene un impegno da prendere fedelmente quando si ha a che fare con i bambini: sono solo le nostre, le orme che potranno seguire.

I bambini ce lo dicono sempre

Fortunatamente i bambini hanno una grande capacità di riportarci sulla strada giusta: ce lo comunicano sempre quando sbagliamo; non c’è bambino che non viva malamente una vita frettolosa, un surrogato educativo, che non ami l’essenza naturale dell’essere umano, le cose più semplici e il tempo speso insieme, insieme e basta, un tempo di qualità.

Loro ci sanno fornire le risposte, spesso con i capricci, con una notte insonne, con un comportamento aggressivo, alle volte con un lungo silenzio, con un dispetto, un gesto insolito, un grido o un pianto, spesso, da più grandi, disarmandoci e mettendoci con le spalle al muro con lo strumento più duro: le parole dei bambini, quelle semplici, forti e chiare.

A quel punto dobbiamo fare un passo indietro e guardare i nostri di comportamenti, le nostre risposte, un saluto dato troppo velocemente, un sorriso sfuggente, la mancata lettura di una richiesta.

Interpretare le richieste

Diventa fondamentale dare un senso, alle richieste espresse nei diversi modi che i bambini sanno trovare, misurate in base all’età; i più piccoli non hanno parole hanno movimenti, routine scosse, pianti facili e malesseri talvolta fisici. Questo non significa assecondare ogni bisogno o richiesta dei bambini ma dare voce, riconoscere, rispondere a ciò che si è visto e dare una risposta può anche significare pronunciare un “no”, posticipare, rielaborare, insegnare. Insomma, far crescere in modo consapevole.

Quindi ogni tanto proviamo a chiederci cosa i bambini vogliano dirci invece di cercare di eliminare un segnale scomodo, senza dargli la giusta chiave di lettura. Perché spesso questo porta il bambino ad amplificare il comportamento disadattivo. Ma soprattutto per permettergli di vivere le proprie emozioni e vissuti, negativi o positivi che siano.

I bambini te lo dicono quando sei incoerente, quando qualcosa è ingiusto, quando violi un insegnamento, una regola, quando non sei presente con la tua attenzione o quando lo sembri, ma non lo sei col cuore.

In qualche modo, te lo dicono. Ad ognuno il suo.

È sufficiente saperli ascoltare.

 

bambini e quarantena