L’ “Attesa” ai tempi del coronavirus: la quarantena dei bambini, una risorsa in un particolare momento di contatto tra genitori e figli.

Stiamo tutti vivendo un tempo incerto e difficile, sospeso, in cui abbiamo potuto smuovere riflessioni sulla nostra vita che, durante questo stop forzato, è stata scossa in ogni sua più piccola sfaccettatura.

I bambini, in particolare, si sono improvvisamente trovati in casa in una condizione vulnerabile e complessa, difficile da comprendere, con molte domande, paure e incertezze legate all’emergenza in corso e ai repentini cambiamenti. La scuola è chiusa, i compagni di gioco e i nonni sono distanti, non si può passeggiare o andare al parco. Ma mamma e papà sono vicini.

I genitori hanno ritrovato un tempo perduto, di norma non concesso a causa degli impegni della vita quotidiana: un tempo preziosissimo!

L’attesa è qualcosa che muove semplicemente il mondo. L’inverno attende la primavera, la terra attende il raccolto, l’animale attende la preda. La natura ci insegna che l’attesa sta alla base della nascita e dell’arrivo di qualcosa: o meglio, la capacità di attendere permette che questo accada.

Ma noi siamo più avvezzi al controllo, del tempo, degli eventi e, mai come in queste ultime settimane, tutto ciò ha preso una piega decisamente diversa.

Il controllo ci è sfuggito di mano, tutti noi ci siamo dovuti scontrare con la difficoltà di fermare tutto. Qualsiasi cosa, niente aveva abbastanza importanza da dover essere fatto. Tutto poteva aspettare.

Teniamo le redini tese e, mentre lo facciamo, manca la capacità di saper attendere, astenersi dal fare. Ma l’attesa fa spazio a due grandi maestri di vita: il desiderio e l’errore.

Un grande uomo un giorno mi disse che il pensiero nasce dall’assenza e capire questa frase significa avere in mano una chiave di lettura molto preziosa. Come posso desiderare se non sono in uno stato di mancanza? Come posso conoscere ciò che desidero davvero se non mi trovo nel vuoto?

Il rischio di non saper desiderare si traduce ben presto in non saper sognare, non porsi degli obiettivi.

Non si fa spazio all’errore. L’etimologia latina della parola errore deriva da “errare”, vagare, l’errore è dunque un atto esplorativo, uno scarto creativo, un mezzo per raggiungere ciò che si desidera, per imparare a trovare strategie e raggiungere obiettivi.

Per un bambino, soprattutto molto piccolo, l’attesa e l’errore sono la chiave del proprio equilibrio. Dentro queste due dimensioni il piccolo trova il proprio Io, lo conosce, impara a regolarlo, a trovare il modo migliore per affrontare le difficoltà; impara a distinguere sé e l’altro, a relazionarsi, incontra i propri desideri, i limiti della realtà esterna, i propri, impara a stare “senza di”, perché non sempre si può stare “con”.

Mettersi in ascolto è ciò che ci permette di non intervenire, di riflettere, di attendere prima di fare un passo. Ecco che sviluppando la capacità di attendere si sviluppa quella di posticipare che diviene capacità di scegliere, distinguere le priorità, prendere le decisioni giuste, pensare al futuro e assaporare ciò che si è scelto di fare, non ciò che impulsivamente è uscito in modo irrefrenabile.

L’attesa diviene, dunque, uno strumento fondamentale per favorire il benessere e l’educazione, anche emozionale, del bambino. La gestione delle emozioni parte dalla capacità di padroneggiarle e perciò di saperle condurre nel tempo e nella loro intensità: rabbia, paura e gioia possono fluire liberamente in modo armonico e funzionale, perché la capacità di posticipare e controllare è stata allenata.

Ecco l’importanza dell’attesa da parte dell’adulto, che un pianto passi, che una tappa venga raggiunta, che un passo ritorni nel cammino giusto dopo aver sbagliato strada, l’attesa che qualcosa che non conosciamo arrivi.

Immaginiamo adesso un bambino che non sappia più desiderare, un bambino che non impari a capire cosa vuole, che non conosca i propri limiti e i limiti nella relazione con gli altri. Che adulto sarà? Sarà felice?

Per citare Josè Saramago, i figli non sono nostri, appartengono alla vita, che ce li consegna in prestito. Il nostro compito è illuminare la loro strada ed è il più grande atto di coraggio ed inestimabile prestito che possiamo ricevere.

Dunque, assaporiamo e cogliamo come una risorsa questo tempo incerto e sospeso. Approfittiamo della possibilità di fermarci e dare ai bambini ciò che di più prezioso abbiamo: noi stessi.

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