La maggior parte degli hotel di Venezia è ospitata da alcuni dei più bei palazzi storici della città e testimonia, attraverso le pareti rivestite di tessuti, i pavimenti veneziani in calce, le antiche porte in legno delle stanze e le scalinate segrete per gli incontri nascosti, diari di viaggio e leggende, momenti di vita di un affascinante passato parte di una storia cittadina lunga ben 1600 anni.

Dalla locanda più antica di Venezia all’albergo che raccoglie collezioni di oggetti da tutto il mondo, fino a passare per la struttura ricettiva che permette di dormire sotto un soffitto decorato da uno dei primissimi dipinti del Tiepolo, quello negli hotel veneziani è un viaggio immaginario tra passato e presente attraverso le storiche sedi delle strutture alberghiere della città, dalle più antiche alle più moderne, scrigni di storia, curiosità, leggende e aneddoti di un passato che non c’è più ma che continua a nascondersi in piccole tracce in questi luoghi.

Ad accompagnarci in questo viaggio è Alessandro Spada, ideatore e fondatore della pagina e del gruppo Facebook Hidden Corners of Venice che fino a oggi ha raccolto, studiato e raccontato al suo pubblico attraverso una rubrica 170 hotel della città e la storia dei rispettivi palazzi in cui sorgono, ognuno con le proprie caratteristiche storico-artistiche, curiosità sconosciute e leggende da tramandare nel tempo.

Nato in Svizzera, appassionato di Venezia e della sua storia, Alessandro, giornalista pubblicista e guida turistica a Firenze, si trasferisce nella terraferma padovana, dove abita tutt’ora e dove passa le sue giornate ad approfondire diversi aspetti della storia di Venezia. Quella che era una passione e un’idea nata quasi per caso diventa oggi quasi una missione per Alessandro che punta a creare un archivio di storie e immagini di viaggio, una sorta di “cartina” dei palazzi storici veneziani diventati hotel che possa essere tramandata nel tempo.

All’inizio negli alberghi erano titubanti, le porte rimanevano per lo più chiuse. Poi quando hanno capito perché volevo raccogliere aneddoti e curiosità sono riuscito ad entrare nelle loro stanze, a farmi raccontare le storie dei palazzi e ad interagire con la loro nuova vita. Quello che scrivo è quello che vedo, che trovo nei libri e che mi raccontano girando tra le sale dei palazzi

Quello tra gli hotel storici di Venezia è un viaggio fatto di storie di artisti, musicisti, scrittori famosi ma, soprattutto, di persone comuni, di chiunque abbia fatto sì che la propria vita, in un determinato momento del suo corso, si incrociasse con quella di Venezia lasciando, così, un segno nel tempo e nello spazio ripercorribile, ancora oggi, in un emozionante viaggio a ritroso nei luoghi che hanno ospitato questi viaggiatori e le loro storie.

Basta attraversare il Ponte di Rialto, fermarsi in Calle Del Sturion, una delle traverse della Riva del Vin e sembra quasi di ascoltare l’allegria, le risate e il vociare allegro dei viaggiatori che si fermavano proprio qui a bere ombre di vino davanti alle botteghe dei mercanti lungo la fondamenta prima di andare a riposare nelle locande in cui avrebbero alloggiato. Ed è proprio in questo luogo che troviamo la struttura alberghiera più antica della città e storicamente una delle prime di Venezia documentate, l’Antica locanda Sturion. Risalente al 1290, questo luogo, che faceva parte delle 24 locande presenti nel centro storico veneziano, non può non essere notato data la sua affascinante insegna, che rimanda proprio ai tempi delle antiche locande di una volta.

Una delle parti più belle della locanda, oltre ai suoi arredi e all’atmosfera che ancora oggi ricorda la Venezia del passato, è la sua storica insegna. La locanda mantiene ancora l’insegna storica nella sua riproduzione realizzata da un artigiano veneziano e compare, così come la vediamo oggi, nel dipinto “La leggenda della croce” di Vittore Carpaccio conservato nelle Gallerie dell’Accademia, dove si vede raffigurata la riva con il ponte ligneo di Rialto che successivamente prese fuoco e la storica locanda veneziana

Ricostruita nel ‘700 dopo essere stata colpita dalle fiamme dell’incendio del Ponte di Rialto, questa struttura una volta comprendeva la quasi totalità del palazzo che la ospitava, dai piani terra che erano adibiti a stalle per i cavalli, cavane per le imbarcazioni e magazzini, ai piani superiori che ospitavano le stanze per i pernottamenti. Oggi, dell’Antica Locanda Sturion resta un solo piano raggiungibile attraverso una lunga e ripida scalinata, una volta in legno, che ci trasporta, come in una macchina del tempo, direttamente nel vivo del XIII secolo tra pavimenti in calce, pareti decorate rosso scuro, porte in legno e mobili di svariati secoli fa e finestre che si affacciano con imponenza sul Canal Grande e che in passato, coperte da soli drappi di stoffa o carta cerata, assorbivano profumi, suoni e tutta la vita delle calli che saliva ai piani alti della locanda invadendo le sue stanze e che si può sentire, per certi versi, ancora oggi.

Metropole

Il viaggio continua lungo la Riva degli Schiavoni dove, durante una passeggiata a cui fa da sfondo tutta la bellezza della laguna veneziana, non può non cadere lo sguardo sulla facciata di un palazzo che mostra il suo nome attraverso le tessere di un mosaico. Ed è proprio qui, in un palazzo che abbraccia lateralmente la calle della Pietà e guarda dritto verso l’isola di San Giorgio, che si trova il Metropole, un hotel dalle atmosfere orientaleggianti e depositario di preziosissime collezioni di oggetti antichi che ancora oggi continua a raccontare storie di importanti uomini di passaggio a Venezia. Il Metropole, che nel XIX secolo si chiamava Casa Kirsch, permette di fare un viaggio nel tempo nei luoghi che hanno fatto da sfondo a momenti di vita di alcuni dei più importanti artisti della storia e ha suscitato un grande interesse da parte di diversi rappresentanti del mondo dell’arte, della musica e della letteratura affascinati proprio dai suoi ambienti accoglienti: tra questi Sigmund Freud che soggiornò nell’hotel nel 1895, Marcel Proust e Thomas Mann che proprio in una stanza di questo hotel scrisse uno dei suoi romanzi più celebri, “Morte a Venezia”. L’hotel è, inoltre, stato scelto dal pittore Jacopo De Barbari come oggetto di rappresentazione in una sua stampa del ‘500.

Non solo grandi nomi del passato ma anche numerosissimi oggetti, da valigie antiche a ventagli di ogni epoca fino a passare per abiti, cavatappi e vecchie serrature, l’Hotel Metropole, oggi di proprietà della famiglia di albergatori Beggiato, vanta una collezione di diversi oggetti antichi che attira tantissimi appassionati e curiosi e con la quale l’albergo racconta una lunga storia d’altri tempi.

«Una delle storie più belle legate all’Hotel Metropole di Venezia è che un tempo era parte dell’Istituto della Pietà di cui conserva ancora oggi tracce importanti su un lato dell’hotel, infatti, è ancora presente la cosiddetta “Porta degli innocenti” che veniva utilizzata dai genitori che abbandonavano in maniera anonima i bambini depositandoli al suo interno. Poi, suonata una campanella, avevano tutto il tempo di allontanarsi in anonimato. Inoltre, dati storici indicano che proprio in quello che oggi è il bar dell’hotel, in passato era custodita la cappella in cui Vivaldi insegnava, a inizio del ‘700, alle putte»

Londra Palace

Continuando a passeggiare lungo Riva degli Schiavoni, all’altezza di San Zaccaria, ci troviamo di fronte ad altre storie di viaggio e tesori nascosti. Basta girare lo sguardo su un palazzo bianco, proprio davanti al monumento dedicato a Vittorio Emanuele II, e avvicinarsi al suo ingresso per trovare altre tracce di importanti viaggiatori. Siamo all’Hotel Londra Palace, una struttura ottocentesca che originariamente aveva il nome di Hotel d’Angleterre e che racchiude, ancora oggi, testimonianze del passaggio di nomi illustri.

All’ingresso dell’Hotel Londra ci sono due interessantissime statue di leoni. Sono due perché uno rappresenta il leone marciano ed è dedicato a Venezia, l’altro, invece, il leone d’Inghilterra con una dedica speciale a questo Paese che in passato dava il nome allo stesso hotel. Gli stessi due leoni si trovano raffigurati anche all’interno dell’hotel, in mosaico, all’ingresso del ristorante e fu proprio nella hall di questo hotel che Čajkovskij compose la sua Quarta Sinfonia chiamata all’inizio “Due Leoni” in onore delle statue che l’avevano ispirato a scriverla. Ancora oggi, infatti, è possibile leggere una partedella sinfonia su una parete della sala d’ingresso dell’albergo

Il Londra Palace, oltre ad aver ospitato personaggi illustri come il compositore russo, Borges e Jules Verne, è stato, inoltre, un albergo importante durante il periodo dell’Unità d’Italia. Qui, poco dopo l’annessione di Venezia al Regno d’Italia, nel 1867, soggiornò Gabriele D’Annunzio, la notte prima che fu inaugurata la statua dedicata a Vittorio Emanuele Re d’Italia, ancora presente in Riva, per essere presente. Questo legame con un periodo storico italiano importante è testimoniato anche sulla facciata dell’hotel dove è ancora presente un piccolo stemma sabaudo.

Danieli

E andando un po’ più in là, sempre sulla riva degli Schiavoni ci si può tuffare ancora una volta nel passato di Venezia entrando nello storico Hotel Danieli, chiamato, una volta, Palazzo Dandolo che dispone ancora di parti risalenti al 1300, come l’imponente scalinata da cui si viene accolti nella hall dell’Hotel ma che in passato era all’esterno e rappresentava l’ingresso al piano nobile della corte interna del palazzo.

Ruzzini

Continuando a camminare verso Campo Santa Maria Formosa si giunge alla tappa conclusiva del nostro percorso nelle sedi degli hotel storici veneziani. Questo lungo e coinvolgente viaggio ci conduce, infine, davanti alla facciata dell’Hotel Ruzzini, un luogo che continua, ancora oggi, a conservare tesori nascosti e a tramandare, con rispetto, la storia del palazzo che lo ospita da tempo. La sua facciata rievoca tutta l’imponenza della sua storia e ci rimanda, attraverso la sua doppia porta d’ingresso, a un’antica e poco nota leggenda.

Non tutti lo sanno ma nel ‘600-‘700 le famiglie patrizie veneziane si narra che utilizzassero due porte d’ingresso per un motivo ben specifico. La ragione era che una porta fosse dedicata all’ingresso e all’uscita dei vivi e l’altra all’uscita dei soli morti»
E non è finita qui perché un’altra curiosità legata a questo hotel, storicamente confermata, è che sopra le due porte d’ingresso, sui due marcapiani, ci sono delle iscrizioni, una sorta di graffiti con dei fili a piombo che corrispondono alle istruzioni di montaggio della struttura lasciate da Bartolomeo Manopola nel ‘600 quando ha realizzato la facciata barocca del palazzo.

Siamo nel XVI secolo e l’Hotel Ruzzini viene ricavato all’interno di Palazzo Loredan Ruzzini Priuli, prendendo il nome di uno dei suoi ospiti più importanti, Carlo Ruzzini, 113° doge di Venezia nel 1732. La facciata principale dell’hotel, così come l’ingresso antico, è sul rio dove c’è ancora la porta d’acqua databile al tardo ‘500. All’interno del palazzo ci sono diverse suite che ancora riproducono fedelmente l’aspetto del palazzo originario grazie anche a un restauro effettuato agli inizi di questo secolo, ma forse, l’aspetto più suggestivo di questo luogo è nascosto in una stanza, una royal suite che, sul suo soffitto, ha impresso, tra colori mischiati all’intonaco, un momento cruciale della storia dell’arte veneziana.

In una delle suite dell’hotel, infatti, si trova un affresco realizzato da Gregorio Lazzarini intorno ai primi anni del ‘700 che raffigura il mito di Zefiro e Flora. Sembra, però, che Lazzarini non fu l’unico a mettere mano alla creazione di questo affresco. Il pittore veneziano, infatti, sarebbe stato aiutato nella realizzazione dell’opera niente meno che da Tiepolo bambino.

«Lazzarini è stato maestro del Tiepolo che proprio quando il suo maesto di bottega iniziò a lavorare sull’affresco di Zefiro e Flora aveva intorno ai sette anni. Era questa l’età per iniziare il lavoro di bottega ed è così che all’Hotel Ruzzini si può dormire sotto un soffitto affrescato, in alcune delle sue parti, da un giovanissimo ma già talentuoso Tiepolo di cui possiamo testimoniare uno dei suoi primissimi lavori di una lunga carriera artistica»

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