Un’antropologa vicentina, tra Brasile e Italia per il programma Chemical Youth, alla Biennale di Venezia con l’artista Ernesto Neto per raccontare gli Huni Kuî e il “Rinascimento Indigeno” tra tradizioni e rituali curativi: l’intervista a Piera Talin

Il Rinascimento Indigeno raccontato dai protagonisti dell’Alleanza Globale dei Popoli della Foresta: martedì 16 maggio a Venezia presso l’Associazione About, sono in programma conferenze, esposizioni e documentari che vedono come protagonista l’Alleanza Globale dei Popoli della Foresta con focus particolare sulla popolazione amazzonica Huni Kuî.
L’evento, curato dall’antropologa vicentina Piera Talin in collaborazione con Arica Cine, associazione About, il collettivo artistico Shaped in Mexico, e Chemical Youth (programma ERC dell’Università di Amsterdam), vedrà la partecipazione straordinaria del noto artista brasiliano Ernesto Neto che racconterà la propria collaborazione artistica, intrapresa da alcuni anni, con la popolazione Huni Kuî.

Abbiamo incontrato Piera Talin, per scoprire di più del suo straordinario lavoro e del progetto proposto durante la Biennale di Venezia.
Sono ricercatrice per il programma di ricerca Chemical Youth dell’Università di Amsterdam, finanziato dal Consiglio Europeo per la Ricerca. Utilizziamo i metodi dell’antropologia medica e degli studi su scienza e tecnologia per studiare gli usi delle sostanze e gli effetti vissuti dai giovani. Mi occupo di usi rituali e curativi di piante e derivati come l’ayahuasca, bevanda psicoattiva di origine amazzonica, e in particolare i suoi effetti sulle dipendenze”

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Quando è nato il tuo interesse per questi territori e popolazioni?
Il mio interesse per il Brasile e le sue ricche espressioni culturali è nato molto tempo fa. Il mio primo viaggio e ricerca di campo in Brasile è avvenuto nel 2010, quando sono stata selezionata per uno scambio culturale tra Cà Foscari e l’Università Federale di Santa Catarina a Florianópolis e sono stata appoggiata dalle due università per svolgere la mia ricerca di campo su una religione di origine brasiliana chiamata Santo Daime. Nel 2014 ho conosciuto il programma “Chemical Youth” e abbiamo cominciato a collaborare con progetti di ricerca che ho realizzato in Brasile e in Italia

A Venezia, l’antropologia sposa l’arte, come racconta Piera Talin: “L’antropologia insegna un modo di guardare le cose. E’ una prospettiva attraverso la quale possiamo imparare a conoscere, osservare, e comprendere l’essere umano e le sue infinite maniere di stare al mondo. Per questo il suo ambito di competenza è così ampio e affascinante.
Purtroppo è una disciplina ancora poco valorizzata e un mestiere poco incentivato anche in Italia, dove, detto in maniera molto spiccia, un laureato in antropologia non può insegnare antropologia nelle scuole superiori. Ma oltre a questo, l’antropologia, sebbene nasca dalle esperienze profondamente e riccamente umane che gli antropologi vivono insieme alle comunità studiate, è un sapere che spesso rischia di rimanere relegato all’universo accademico. Quindi l’opportunità di partecipare alla realizzazione di questo evento, mi sta permettendo di esplorare nuove direzioni verso le quali portare la mia professione, e per usare le mie competenze in un contesto nuovo e interdisciplinare, approccio che d’altra parte ha sempre caratterizzato la mia formazione e il mio modo di fare antropologia e che considero una delle sfide più stimolanti e benefiche.
In questo, l’arte si sta rivelando la guida e alleata migliore

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Parliamo del progetto presentato in occasione della Biennale e della collaborazione con Ernesto Neto: “Sono profondamente onorata dell’invito che ho ricevuto da Enio Staub e Ernesto Neto per realizzare questo evento culturale in occasione della Biennale. Con Enio Staub esiste una lunga e stimata amicizia nata durante la mia ricerca di campo a Florianópolis, quando ho potuto incontrare per la prima volta anche Siã Sales Huni Kuî, Leopardo e altri del popolo Huni Kuî.
La collaborazione tra Ernesto Neto e gli Huni Kuî alla Biennale, ha creato l’occasione per riunirci a Venezia con la volontà di sviluppare il progetto del film documentario “Meu Coração é Minha Terra” (Il Mio Cuore è la Mia Terra) di Enio Staub e Siã Sales Huni Kuî, le cui riprese cominceranno a Venezia durante gli eventi legati alla Biennale, e che affronta i temi della contemporaneità quali frontiere, migrazioni, ecologia, la lotta per i diritti ambientali dal punto di vista indigeno Huni Kuî.
Il riscatto culturale di queste popolazioni è al centro dell’evento, insieme alla volontà di condividere le loro testimonianze e i loro semplici, profondi e preziosi insegnamenti ricevuti dal loro legame con la natura e le piante della foresta amazzonica. Dare spazio alla loro conoscenza e alle loro testimonianze di luoghi e contesti che sembrano molto distanti da noi, ma che in realtà, con lo sviluppo e conseguente crisi dell’economia della gomma (seringa) in Amazzonia, specialmente durante la Prima e la Seconda Guerra Mondiale, sono stati al centro di complesse dinamiche internazionali politiche ed economiche che ci hanno riguardati direttamente.
Verranno quindi mostrati i documentari “O Povo do Tinton Rene, Rio de Muitas Voltas” (Il popolo di Tinton Rene, fiume dalla molte anse) (1992-1991) e “O Fruto da Aliança dos Povos da Floresta” (Il Frutto dell’Alleanza dei Popoli della Foresta) (1987) del pluripremiato regista e leader Siã Sales Huni Kuî sul suo popolo e la nascita del movimento dell’Alleanza dei Popoli della Foresta al fianco di Chico Mendes.
Alcuni mesi fa sono stata molto ispirata dal lavoro dell’artista olandese Melanie Bonajo, e in particolare un video “Nocturnal Gardening” nel quale Lyla June Johnson, una artista e attivista Navajo parla del Rinascimento Indigeno. Durante le fasi di sviluppo dell’evento a Venezia, alcune parole scambiate con Enio mi hanno fatto capire che, per poter contestualizzare e aiutare a comprendere quello che sta avvenendo con i popoli indigeni in diverse parti del mondo, la direzione da seguire era mettere in campo la questione del Rinascimento Indigeno. Si tratta di un Rinascimento letterario, artistico, culturale, ma anche di una Resistenza politica che continua duramente. Alcuni studiosi ne parlano in termini di Rinascita, altri di Risorgimento, ma che mostrano tutti un nuovo ruolo delle popolazioni indigene. Tuttora la condizione dei popoli indigeni è quella di una lotta costante e senza fine per preservare i loro territori, per i loro diritti di cittadini a vivere con dignità, rispetto e libertà, esprimere la loro cultura, le loro lingue e il loro profondo legame con la natura. Credo che i popoli indigeni stiano lottando in prima linea per questioni di tutti, come la sostenibilità e la salvaguardia del pianeta, e ci insegnano una connessione con la natura, con la terra e i ritmi naturali dell’essere umano da cui spesso siamo distaccati e che comporta o meno il nostro modo di vivere in forme di benessere e di salute”

Piera Talin spiega nel dettaglio chi sono gli Huni Kuî: Gli Huni Kuî (che nella loro lingua Pano significa “uomini veri”) sono una popolazione indigena stabilita nelle zone di confine tra Perù e Brasile, negli stati dell’Amazonas e dell’Acre, dove sono il gruppo indigeno più numeroso. Nel panorama internazionale attuale, gli Huni Kuî rivestono una posizione particolare per il crescente interesse verso i loro rimedi tradizionali di cura.
A Venezia, saranno presenti alcuni importanti rappresentanti Huni Kuî del fiume Jordão nello stato dell’Acre, come José Osair Sales (Siã), Tadeu Siã, Zezinho Yubē, Leopardo Yawa Bane, Fabiano Txana Bane, Ni nawa e le donne Ikuani e Siriani. La collaborazione degli Huni Kuî con Ernesto Neto, e i progetti di questa collaborazione già realizzati insieme a prestigiose fondazioni di arte contemporanea come la Thyssen-Bornemisza (TBA21) di Vienna fondata da Francesca D’Asburgo, da cui è nato un libro sulla cura e sulle piante curative usate dagli Huni Kuî, sono un chiaro segnale della grande trasformazione che è già possibile vedere nel modo in cui queste popolazione partecipano alla contemporaneità

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Il programma dell’evento del 16 maggio a Venezia

Dopo la presentazione del progetto del film “Meu coração é minha terra” (Il mio cuore è la mia terra) dei registi Enio Staub e Siã Sales Huni Kuî sulle alleanze tra i popoli indigeni per la lotta ai diritti umani e la salvaguardia del nostro pianeta, in programma anche una conferenza sul Rinascimento Indigeno presentata da Piera Talin, alla quale interverranno Leopardo Yana Bane e Fabiano Txana Bane, importanti rappresentanti Huni Kuî a livello internazionale e protagonisti del documentario “Meu coração é minha terra”, che presenteranno la loro cultura, Clayton França, antropologo della Pontificia Università Cattolica di San Paolo, che presenterà le sue ricerche sui rituali per la fertilità della terra, mettendo in luce lo stretto specifico rapporto uomo-ambiente tra gli Huni Kuî, e Stefano Vanzin, etnobotanico veneziano, che presenterà il suo lavoro di ricerca svolto in collaborazione con la popolazione Lecos dell’Amazzonia boliviana sulle piante medicinali amazzoniche e il problema della proprietà intellettuale e culturale.
Durante la serata saranno proiettati quindi i documentari “O Fruto da Aliança dos Povos da Floresta” (Il frutto dell’alleanza dei popoli della foresta) (1987) e “O Povo do Tinton Rene, Rio de Muitas Voltas” (Il popolo di Tinton Rene, fiume dalle molte anse) (1991-1992) alla presenza del pluripremiato regista indigeno Siã Sales Huni Kuî.
La location dell’evento sarà resa ancora più suggestiva grazie all’esposizione “Co-existing through the Feathered Serpent” del collettivo artistico Shaped in Mexico, che dal 14 al 19 maggio sarà ospitata al suo interno.
I partecipanti Huni Kuî sono Siã Sales Huni Kuî, Tadeu Siã, Zezinho Yubē, Leopardo Yawa Bane, Fabiano Txana Bane, Ni nawa e le donne Ikuani e Siriani.

I protagonisti con Piera Talin 

L’Alleanza dei Popoli della Foresta é un movimento fondato da Chico Mendes, Siã Sales Huni Kuî e altri leaders di gruppi indigeni, seringueiros (raccoglitori di gomma) e riberinhos (popolazioni rivierasche) alla fine degli anni ’80 nello stato dell’Acre (Brasile) per la demarcazione delle terre indigene, la rivendicazione della loro autonomia dal regime seringalista e la creazione delle riserve estrattiviste.

Ernesto Neto, celebre artista visuale contemporaneo di Rio de Janeiro. Quest’anno ritorna, come nel 2001, alla Biennale di Venezia. Léviathan Thot al Panthéon di Parigi e Anthropodino al Park Avenue Armory di New York sono tra le sue istallazioni piu importanti. In collaborazione con il popolo Huni Kuî, ricordiamo, tra le altre, l’istallazione nella galleria TBA21 di Vienna Aru Kuxipa – Sacred Secret.

Siã Sales Huni Kuî, importante leader indigeno Huni Kuî, regista e vincitore di molti diversi premi come regista e per i diritti umani. 2005, premio Chico Mendes categoria leadership individuale. 1993, premio Reebok per i Diritti umani, categoria leadership internazionale.

Enio Staub, regista tra Brasile, Messico e Sudafrica. Direttore di Movimento (1987) la prima serie TV brasiliana a documentare le organizzazioni popolari in Brasile. Fondatore dell’ecovillaggio São José di Florianópolis, Santa Catarina, Brasile.
Leopardo Yawa Bane, figlio di Siã Sales Huni Kuî, laureato in Scienze Sociali, è un importante rappresentante della sua cultura e dei loro rimedi curativi.
Fabiano Txana Bane, figlio di Siã Sales Huni Kuî, principale rappresentante del suo popolo in Europa, abita a Berlino.

Stefano Vanzin è etnobotanico laureato all’Università degli Studi di Padova. Si è occupato di piante medicinali e rimedi di cura tradizionali tra i Lecos dell’Amazzonia boliviana.
Clayton França è dottorando in Antropologia alla Pontificia Università Cattolica di San Paolo, Brasile. Studia i rituali e la cosmologia Huni Kuî nello stato dell’Acre, Brasile.

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Ilaria Rebecchi
Ilaria è una giornalista ed esperta di comunicazione a 360°: ama parlare, scrivere e raccontare storie, soprattutto quando riguardano ciò che è bello, dalle arti alle persone. Asso nella manica? Multitasking creativa, dal digitale alla carta stampata, copywriter e digital strategist con nel cuore la critica musicale e cinematografica. Le sue passioni sono la sua cagnolina Lilly, ridere tanto, la scherma, il buon vino, la primavera, la musica degli anni '80, la cucina, la montagna, le serie tv e ovviamente il marito Alberto. È il Direttore Responsabile di Sgaialand magazine

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