Dietro la consolle da decenni, Luciano Gaggia riflette sul mondo della nightlife in Veneto con il format “C’era una volta la discoteca”. C’è ancora?

Luciano Gaggia ha riscritto la storia della dance in Veneto: alla consolle da oltre 35 anni, nato a Malo ma scledense da una vita, ha iniziato a mettere musica ad una festa nel 1979, con il disco “Gimme some” di Jommy Bo Horne.
Serate, vip (come quelli invitati ad una sua festa nel 2014, da Luca Toni a Fabio Galante, Francesca Piccinini, i Los Locos e Giusi Zenere, o quelli con cui ha lavorato nel tempo, da Manuela Arcuri ad Elisabetta Canalis, Gianni Garko, Amadeus e Fiorello quando faceva l’animatore), tanti locali in giro per lo stivale, dal vicentino a Jesolo, passando per il Friuli e l’Alto Adige, ma soprattutto tanta musica, dagli anni ’70 ad oggi.
Il mondo delle discoteche è cambiato molto in questi ultimi decenni, e con esso anche il pubblico e la musica, e Luciano Gaggia ne è testimone: per questo ha ideato un format, “C’era una volta la discoteca”, che porta in giro ospiti, protagonisti e serate come quelle di un tempo, per rivivere gli anni migliori delle disco in Veneto (e non solo).

Luciano Gaggia: una vita segnata dalla musica, in tutti i sensi… 
«Il primo vinile in discoteca l’ho suonato al Mac2 di Schio, dove vivo tuttora, ma se ancora oggi faccio questo lavoro è perché le mie origini, del tutto passionali, si chiamano “musica”. Grazie ai miei genitori, nel 1968, alla tenera età di 7 anni, ho partecipato allo Zecchino d’Oro, e da quel giorno il mio destino fu scritto e, con tantissima fortuna e dedizione, è diventato il mio lavoro»

Luciano GaggiaE come è cambiata la discoteca dai tuoi esordi ad oggi?
«Negli anni ’70, grazie al successo del film “La febbre del sabato sera” e alla sua colonna sonora (ancora oggi tra le più vendute al mondo), prese vita un nuovo modo di vivere la notte.
Dovendo paragonare la discoteca di ieri e quella dei giorni nostri, bisogna dividere il tempo in almeno 4 decenni.
In quel periodo lei rappresentava la musica suonata da gruppi storici quali i Bee Gees o i Commodores, la cosiddetta disco music. Poi si passò alla dance pop anni’80, con la nascita di molti movimenti, come l’hip hop o l’electronic dance, per raggiungere, successivamente, i più recenti anni ’90 con la loro house music, la techno, e l’hardcore.
Fino ad arrivare ai giorni nostri: viviamo di reggaeton, musica italiana e soprattutto di quella rivisitata dei tre decenni precedenti»

E da questo mix musicale, hai ideato il format “C’era una volta la discoteca
«Con “C’era una volta la discoteca” cerco di far rivivere l’originalità della musica. Ho fatto una ricerca di quanti locali sono stati chiusi, dagli anni ’60 al 2010, e ho scoperto che nella sola provincia di Vicenza sono ben 36.
Se pensiamo al fatto che quelli con licenza da ballo, oggi in questo territorio, sono rimasti pochi tanto che si possono contare, forse, sulle dita di una mano, si capisce come la tecnologia abbia cambiato le abitudini dei giovani: mente una volta si andava in disco per socializzare, per comunicare, per ballare e cuccare, oggi
elettronica, web, e social hanno fatto sì che i giovani non comunichi più verbalmente, ma virtualmente.
Perciò col tempo la moda di ritrovarsi assieme ha lasciato il posto all’innovazione tecnologica, ai telefonini e ai network.
“C’era una volta la discoteca” è partito ufficialmente venerdì 4 novembre al Gilda musica hall di Vicenza, e come prima volta ho coinvolto i djs che hanno lavorato in alcune delle più rappresentative discoteche degli anni ’70, ’80, ’90 della provincia: Roberto Visonà e Roberto Stoppa del Boom, Alberto Castaman del Ciao Ciao, Roberto Borillo dell’Expò, Lele dj e Alberto Martin del Palladium. Il tutto raccontato da Lady Helen, voce dei migliori locali di quel periodo storico.
È stata una serata molto emozionante perché, oltre alla musica originale di quegli anni e dalle immagini che scorrevano su video ledwall, si sono ritrovati un migliaio di persone che hanno fatto in modo che tutto diventasse ancora realtà, avvolte in un’atmosfera meravigliosa»

Visto il successo della prima data del format di Luciano Gaggia, “C’era una volta la discoteca”, l’evento tornerà a rivivere la sera del 25 dicembre, la notte di Natale, con tanti ricordi di discoteche storiche e molteplici “novità vecchie”, e presto questo format verrà portato nei migliori locali della regione.
E il pubblico di oggi: come è?
«A differenza di quello di ieri è sicuramente cambiato nel modo e nelle mode. Ormai qualsiasi bar o locale organizza eventi musicali dove i giovani, un po’ per la crisi e un po’ per la moda, si ritrovano senza nessun obbligo di pagamento di biglietto d’entrata e di consumazione, come accadeva nelle discoteche di un tempo. Direi inoltre che, oggi come allora, ci sono locali per giovani, per meno giovani e meno vecchi»

Parliamo di musica: ieri e oggi, cosa si ballava e cosa, invece, si balla?
«Ogni periodo ha la sua musica: ieri il panorama musicale era più vergine, vero, tangibile e vasto, ma con la tecnologia il modo di produrre musica è cambiato molto. Ballare? Da quello che vedo io una volta si ballava per passione, mentre oggi è più una questione di immagine»

Di conseguenza sono cambiati anche i ruoli del dj e del vocalist …
«Per adeguarsi a questa rivoluzione, il dj è passato dai vinili ai cd, dai pc alla chiavetta, e chi ne ha più e metta. Forse ieri si era più credibili perché si sbagliava di più, mentre oggi grazie alla tecnologia, si può mascherare molto l’esibizione degli artisti.
Riflettendo sulla figura del vocalist, c’è da dire che l’Italia è l’unico paese al mondo ad avere questa categoria: all’estero la figura del vocalist coincide con quella del cantante, e non con quella di un “urlatore” la cui frase più conosciuta è: “su le mani! – su la voce!!!”
Forse sarebbe meglio parlare di meno al microfono e ascoltare di più la musica»

Cosa ci sarà nel futuro di Luciano Gaggia?
«Ho 55 anni e se devo parlare dei prossimi progetti lo faccio con la frase che mi contraddistingue durante le mie serate: “…tra poco si comincia, stiamo aspettando il dj, quello bravo…”»

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Diploma di scuola media superiore, giornalista free lance appassionata di musica e piante, collabora saltuariamente con redazioni locali.