Un evento importante e l’imbarazzante gestione degli inviti: come non far torto a nessuno nell’organizzare una festa perfetta? La risposta della Psicologa!

Cara Giulia,
ho 31 anni e dopo grandi sacrifici sono finalmente riuscito ad aprire con un socio la mia attività commerciale. Ci ho messo moltissimo ma ho avuto il supporto continuo di genitori, amici e della compagnia che frequento da ormai cinque anni (una seconda famiglia). Siamo in una decina fra scapoli, fidanzati e signorine. Il mio più caro amico ha da poco chiuso la storia con un’altra ragazza della compagnia. Non si sono lasciati bene e lei pare non aver ancora superato il trauma. Qui si avvicina il momento dell’inaugurazione, però, e vorrei che fosse una festa perfetta. Chiaramente voglio che ci sia il mio amico ma non so bene cosa fare. Quale può essere il modo migliore per:
a) non invitarla
b) invitarla senza invitarla
c) invitarla sperando in uno sprizzo di maturità da parte di entrambi?
Vorrei restare anonimo. Grazie.

Ciao Anonimo.
Grazie per avermi scritto e congratulazioni per il tuo importante traguardo.
Capisco perfettamente il disagio di trovarsi a organizzare una festa perfetta per celebrare un avvenimento per te così importante in un gruppo fratturato. Purtroppo spesso ci aspettiamo dagli altri dei comportamenti ideali, dimenticandoci della comune umanità, fatta di pura imperfezione, di momenti bui e di grandi cadute di stile.

Il desiderio di realizzare la festa perfetta è condivisibile ma attenzione a non ammantare con l’aura della perfezione anche delle realtà che perfette non possono essere.

Nella mail parli del gruppo di amici come di una seconda famiglia e il primo pensiero che ho fatto riguarda proprio le famiglie allargate, cioè quando il nucleo famigliare si amplia a causa di una o più separazioni.

Ma proprio in quanto famiglia, perché non chiedere agli altri componenti di gestire la situazione complicata mentre tu fai giustamente gli onori di casa?

Attenzione a questo comportamento che richiama un po’ quello che viene conosciuto come complesso di Atlante: alcuni autori definiscono questa sindrome da iper-responsabilizzazione. Nel mito, il gigante Atlante reggeva il mondo sulle sue spalle, così come la persona che si trova costretta a farsi carico del benessere emotivo di tutta la famiglia, reale o “seconda/amicale”.

Mi sembra opportuno ricordarti che non puoi farti carico delle difficoltà di altre persone in quanto non è questo il tuo compito.

Mi spiego meglio: il controllo che si può esercitare sulla situazione e sull’evento finisce esattamente dove inizia la libertà dell’altro. Poni tu le condizioni che desideri e lascia che i tuoi amici decidano autonomamente come comportarsi, se presenziare o meno e come muoversi.

In questa occasione non spetta a te sorreggere le difficoltà relazionali dei tuoi amici bensì puoi scegliere un’opzione diversa da quelle che avevi proposto cioè d) prenderlasgaia e lasciare che le persone si comportino nel modo più adatto per loro in quel momento.

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