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Se passate per Padova in questi giorni, vi imbatterete quasi sicuramente in un chiassoso e sorridente corteo di laurea che intona il celebre “Dottore del buso del cul”, dedicato ai laureati freschi di titolo. Ottobre è periodo di sessioni di laurea e così muri, alberi e bacheche di molte zone dalla città si ricoprono dei “tradizionali papiri”, ideati e scritti da amici e parenti del neodottore. In Veneto il rituale del papiro è molto sentito e diffuso, ma non tutti sanno che le origini sono proprio nostrane; la redazione del papiro di laurea è una pratica che, nonostante abbia avuto più tentativi di esportazione, rimane tipica del nostro territorio ed è nata a Padova, città universitaria dove ancora oggi la tradizione del papiro è più viva che in tutte le altre.

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da gruppoicat.com

Questa pratica, diffusa e amata dagli studenti, ha le sue origini nel XVI secolo, quando le lauree venivano celebrate in un unico momento con grandi cerimonie collettive che vedevano il coinvolgimento di tutta la cittadinanza. All’epoca i conoscenti del neo dottore di turno erano soliti affiggere dei piccoli manifesti che annunciavano il conseguimento del titolo di laurea e celebravano la carriera personale e professionale dello studente. Questi fogli erano, tuttavia, molto distanti dall’attuale idea di papiro: non vi erano disegni e nessun riferimento goliardico o satirico, tipico della versione odierna.

papiroNel secolo successivo compaiono le prime rappresentazioni grafiche dello studente, ma siamo ancora ben distanti dal contenuto satirico a cui oggi subito pensiamo. Per questo dobbiamo arrivare ai primi anni del Novecento, quando il caricaturista sardo Raoul Chareun, meglio noto con il nome d’arte di Primo Sinopico, portò a Padova la sue arte. Chareun, che studiava a Padova, introduce le caricature, e sul papiro cominciano a comparire anche riferimenti ai piaceri del cibo e del vino.

Con Chareun il papiro di laurea assume, così, un ruolo diverso, spiccatamente artistico:  tra i papiristi più famosi ricordiamo i caricaturisti Antonio Menegazzo e Robinet, mentre fra gli anni Venti e Trenta la corrente futurista si occupa anche delle vignette dei papiri con ad autori come Dormal, Novo e Dalla Baratta. In questo periodo la figura del laureato è rappresentata per intero, contornata da vignette che ritraggono il neolaureato nelle scene della sua vita quotidiana. Vengono introdotti hobbies, sport e vicende di cuore, anche se mai in modo volgare. Il papiro subisce una battuta d’arresto in tempo di guerra, per riprendere attivamente negli anni ’50, gli anni d’oro della Goliardia: ecco comparire espliciti riferimenti alla vita sessuale del laureato, sempre descritta con dovizia di particolari. Spuntano anche i primi giochi e scherzi, che trovano ampio spazio durante il rito della lettura del manifesto davanti a parenti ed amici. Si arriva, così, ai giorni nostri, dove nessun laureato di Padova, e ormai di tutto il Veneto, viene esonerato da questo rito, così tanto amato dagli studenti quanto censurato dalle amministrazioni comunali, spesso costrette a contenere l’eccessivo entusiasmo degli amici del festeggiato.

E per quanto riguarda le donne laureate? Avevano il papiro?

Si deve arrivare al Novecento per trovare papiri di laureate. I nomi femminili che compaiono nelle epigrafi ottocentesche sono per lo più di madri e congiunte amorevoli, alle quali va il merito di aver accudito e sostenuto il laureato. Anche quando a partire dal 1919 ci sarà il riconoscimento della parità del titolo universitario, nei papiri di laurea delle donne ci sarà sempre il rimando allo stereotipo dell’amata, della moglie e della madre.

Negli anni Trenta le laureate aumentano di numero, ma la chiave satirica dei papiri non muta. Sarà verso la fine degli anni Cinquanta, con l’affermarsi di un nuovo e combattivo protagonismo femminile, che troveremo una rappresentazione più emancipata e autoironica della donna. Tra le autrici di papiri si fa notare il tratto sicuro e sintetico di Fabia Gatti.

Nel 2014 é stata allestita proprio a Padova la mostra Patavina Libertas, dedicata alla storia del papiro. L’iniziativa, promossa e organizzata dall’Assessorato alla Cultura di Padova e Gruppo icat, agenzia di comunicazione e marketing, ha voluto raccontare la tradizione del papiro quale particolarità padovana, rappresentare uno spaccato di costume e di satira, ma anche di storia e di cultura in quattro secoli di vita universitaria in uno dei più celebri atenei italiani.

Una lunga tradizione made in Veneto che, siamo certe, durerà ancora molto a lungo.“Dottoooore, dottooore, dottore del buso del cul, vaffancul, vaffancul!

#prendilasgaia

Foto da : http://www.mostrapapiri-padova.it/

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