Nero, capo in B, Goccia, caffelatte e molto altro ancora: come si chiama il caffè a Trieste? Storia di un mondo tutto da scoprire

Il caffè a Trieste, una lunga storia d’amore nella Terra delle Meraviglie.
Per molto tempo il porto di Trieste è stato il più importante porto d’Europa per i traffici legati al caffè e la città ha sviluppato un indotto importante, fatto di torrefattori, conoscenze, maestranze, università, lavorazioni, caffè storici. Una storia talmente radicata ed importante da creare un vero e proprio gergo per ordinarne una tazzina.

Non abbiatene a male se, chiedendo un cappuccino, il barista vi domanderà: «In tazza grande?», oppure, se chiedendo un espresso vi farà un sorrisino e dirà «Le porto un nero!», o ancora se vi infilerete in uno strano scambio di buttate: «Cosa desidera?» «Un cappuccino grazie» «Un capo in B?» «Un cappuccino!» «Un capo in B!» «Un che?».
Trieste ama il caffè e voi amerete il suo caffè, ma è importante ordinarlo nel modo giusto.

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Ecco una piccola guida pratica per non sbagliare quando si ordina un caffè a Trieste:

  • Nero: il caffè espresso in tazzina;
  • Nero in B: il caffè espresso in bicchiere;
  • Caffelatte: il cappuccino all’italiana;
  • Capo in B: il cappuccino triestino, dove al nero si aggiunge un po’ di schiuma di latte servito in bicchiere;
  • Goccia o Gocciato: un caffè espresso con una goccia di schiuma di latte;
  • Deca: il caffè decaffeinato;
  • Deca in B: il caffè decaffeinato in bicchiere.

Mi raccomando questo vale solo per il caffè a Trieste, perché appena varcati i suoi confini il caffè si ordina all’italiana e se chiedete un nero a Monfalcone vi arriverà un bicchiere di vino rosso.

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