Se i vostri figli o nipoti non amano la letteratura italiana e faticano a cimentarsi nello studio di un classico come i Promessi Sposi, raccontate loro questa storia e suggerite di sorprendere la prof: i Promessi Sposi, infatti, avrebbero una storia tutta made in Veneto, precisamente vicentina!

E se i celebri Promessi Sposi avessero radici venete, nello specifico vicentine? Beh, sarebbe proprio una chicca sgaia da sapere, ecco perchè non potevamo non condividere con voi alcune informazioni già circolate in passato secondo cui gli autentici Promessi Sposi sarebbero originari di Orgiano, nel vicentino.

Questo è quanto emergerebbe da alcuni documenti legati ad un processo che nel 1607 condannò al carcere a vita presso i Piombi di Venezia Paolo Orgiano (da cui Manzoni avrebbe tratto ispirazione per il personaggio di Don Rodrigo), giovane signorotto che si rese protagonista con il cugino e uno stuolo di bravi di soprusi ed efferatezze ai danni di uomini e donne del paese. Dagli atti del processo, arrivati due secoli dopo nelle mani del Manzoni, emergono rapimenti di giovani donne e il nome di Fiore, una giovane fanciulla che viveva da sola con la madre vedova e che, nonostante le frequenti minacce del pretendente Paolo, riuscì a convolare a nozze con il suo Vincenzo. Notate qualche similitudine con le vicende di Renzo e Lucia?!

Ma non finisce qui, perchè all’interno della storia tutta vicentina sembrano non mancare anche i riferimenti alle figure di Fra Cristoforo, in questo caso riconducibile a Ludovico Oddi, frate che si oppose alle prepotenze dell’Orgiano, aiutò e indusse la giovane Fiore a ribellarsi e finì -proprio come nel romanzo del Manzoni- lui stesso sotto processo per opera di Settimio Fracanzan, parente dell’Orgiano e protettore delle sue malefatte.

Insomma, quello che nei primi decenni del Seicento sembrava essere un piccolo, semplice villaggio della campagna vicentina, a tutti gli effetti era nelle mani dello scellerato Paolo Orgiano, dei suoi fedeli bravi e dei potenti nobili a lui legati e devoti.

Ma come arrivarono tutti questi avvenimenti non solo alle orecchie, ma anche nelle mani di Alessandro Manzoni? Sembra che l’amicizia tra lo scrittore e il funzionario dell’impero austriaco Agostino Carlo Rubbi favorì l’avvicinamento del Manzoni al fascicolo del processo. In fin dei conti, lo stesso autore nel sottotitolo dell’edizione del 1824 parla di “storia scoperta e rifatta da Alessandro Manzoni” e a noi piace poter pensare che vi sia un indissolubile legame tra la Terra delle Meraviglie e uno dei pilastri della letteratura italiana moderna.

 

 

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