Dal 27 febbraio al 28 giugno 2026A Palazzo Roverella una grande mostra mette in dialogo Federico Zandomeneghi ed Edgar Degas. Un viaggio tra Venezia e Parigi, Impressionismo e identità italiana, con prestiti eccezionali da musei internazionali.

Cosa succede quando un pittore veneziano dell’Ottocento e uno dei grandi nomi dell’Impressionismo europeo si incontrano davvero, si osservano, si studiano, si stimano e a volte si pungono? Succede una mostra come quella che Palazzo Roverella dedica a Federico Zandomeneghi ed Edgar Degas, un’esposizione potente e raffinata che, per la prima volta, ricostruisce in modo organico il loro rapporto umano e artistico.
Un dialogo lungo una vita, fatto di influenze reciproche, divergenze caratteriali, confronti estetici e una comune ossessione per lo sguardo moderno. A curare questo racconto è la storica dell’arte Francesca Dini, che accompagna il visitatore dentro una relazione tanto complessa quanto feconda, attraverso prestiti straordinari provenienti da musei e collezioni internazionali.

La mostra è promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, in collaborazione con il Comune di Rovigo e l’Accademia dei Concordi, con il sostegno di Intesa Sanpaolo e la produzione di Silvana Editoriale.

Degas e “le vénetien”: una stima fatta di ironia e rispetto

La storiografia racconta Zandomeneghi e Degas come due personalità tutt’altro che semplici. Entrambi schivi, orgogliosi, poco inclini ai compromessi. Eppure legati da una stima profonda.

Per Zandomeneghi, Degas è un maestro, un mentore: lo definisce “l’artista più nobile e indipendente della nostra epoca”. Degas, dal canto suo, lo chiama affettuosamente e con una punta di sarcasmo “le vénetien”, alludendo all’orgoglio con cui Federico difendeva la propria identità italiana nel cuore della scena impressionista parigina. La mostra indaga proprio questo scambio continuo: le influenze, gli arricchimenti reciproci, le tensioni creative che hanno alimentato il lavoro di entrambi.

Firenze, la “macchia” e la nascita dello sguardo moderno

Il racconto prende avvio a Firenze, città chiave nella formazione di entrambi, seppur in momenti diversi. Degas vi arriva nel 1858 e frequenta il Caffè Michelangelo, crocevia dei giovani pittori toscani. Qui approfondisce lo studio della pittura rinascimentale e si confronta con gli artisti della “macchia”, come Vincenzo Cabianca.

È in questo contesto che nasce la sua attenzione alla vita contemporanea, culminata nel capolavoro giovanile La famiglia Bellelli. A Palazzo Roverella arriva un evento davvero eccezionale: il quadro preparatorio a pastello, prestito del museo Ordrupgaard di Copenaghen, mai esposto prima in Italia per la delicatezza della tecnica.

Accanto a Degas, trovano spazio confronti con grandi maestri macchiaioli come: Odoardo Borrani con Cucitrici di camicie rosse, Giovanni Fattori con il Ritratto di Augusta Cecchi Siccoli, Giovanni Boldini con Dalla soffitta.

Un dialogo che racconta quanto l’Italia abbia inciso sulla nascita dello sguardo moderno.

Zandomeneghi prima di Parigi: energia e sperimentazione

La seconda sezione è dedicata agli anni italiani di Zandomeneghi, profondamente legato a figure come Giuseppe Abbati, di cui è esposto il restaurato Monaco al coro, e Vincenzo Cabianca. È il periodo delle sperimentazioni, delle scene di vita popolare, delle influenze macchiaiole. Qui Zandò realizza l’opera che Manet ammirò a Brera: una testimonianza della sua forza creativa prima della svolta parigina.

Parigi, l’Impressionismo e il confronto con Degas

Con il trasferimento a Parigi, Zandomeneghi abbraccia l’Impressionismo. Opere come: A letto e Le Moulin de la Galette mostrano un artista che assorbe i suggerimenti di Degas – tagli fotografici, istantaneità, gesti sospesi – ma li rielabora con una sensibilità tutta veneziana, fatta di colore e morbidezza. Il confronto diretto avviene con opere come Dans un café di Degas, celebre rappresentazione della bevitrice d’assenzio.

Nel cuore della vita culturale parigina, Zandomeneghi frequenta il Caffè Nouvelle Athènes insieme a Mary Cassatt, Forain, Pissarro e molti altri. Nel 1879 espone alla quarta mostra impressionista, mentre l’amico critico Diego Martelli viene ritratto sia da Degas che da Zandò: un vero gioco di specchi.

Maturità, danza e un prestito eccezionale

Gli anni Ottanta segnano la piena maturità di Zandomeneghi. In mostra troviamo opere come: Mère et fille, Il dottore, Le madri, Visita in camerino e Al caffè Nouvelle Athènes in dialogo diretto con capolavori di Degas come Lezione di danza e con la celebre Piccola danzatrice di quattordici anni, prestito straordinario dall’Albertinum di Dresda. L’opera arriva a Rovigo dopo un importante restauro, raccontato in catalogo da Silvana Editoriale.

Il distacco: una voce sempre più autonoma

Il percorso si chiude con il 1886, ultima mostra collettiva degli impressionisti. Zandomeneghi resta vicino al gruppo, ma evolve verso una sintesi più personale.

Dipinti come: Sul divano, Il giubbetto rosso, La tasse de thé, Bambina dai capelli rossi, Fanciulla in azzurro di spalle raccontano una pittura più composta, classica, equilibrata. È il contributo italiano alla modernità europea: discreto, raffinato, sorprendente.

Perché è sgaia

Perché la mostra è un viaggio tra Venezia e Parigi, tra amicizia e rivalità, tra identità e contaminazione. Perché racconta un’amicizia fatta di caratteri forti, ironia e rispetto. È la dimostrazione che la modernità nasce sempre dall’incontro, mai dall’isolamento. E perché racconta con eleganza che anche un pittore veneziano può essere protagonista della scena europea, senza perdere il proprio accento.

Se ami l’arte che sa raccontare storie, le relazioni che cambiano il corso della creatività e i dialoghi che attraversano le epoche, questa mostra è una tappa imperdibile. Un incontro che continua a parlarci, oggi più che mai!

Zandomeneghi e Degas. Impressionismo tra Firenze e Parigi
Palazzo Roverella, Via Giuseppe Laurenti 8/10, Rovigo
Dal 27 febbraio al 28 giugno 2026

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Gaia Dall'Oglio
Vicentina d’origine e padovana da lunga data, attraversa il Veneto in lungo, largo e obliquo per lavoro e per passione. Founder di Sgaialand.it, è docente universitaria di Psicologia del Marketing e dell’Advertising (IUSVE – sedi di Venezia e Verona) e di Digital PR al Master Food&Wine 4.0. Socia e Head of Strategy della storica agenzia di creatività pubblicitaria Caratti E Poletto, è speaker a eventi dedicati alla comunicazione e presentatrice professionista di eventi pubblici e privati per aziende del panorama veneto e italiano.