Verde Verticale nasce all’interno di Celebrin Dimensione Verde, storica azienda vivaistica trevigiana, e oggi firma giardini verticali in Veneto e in tutta Italia. Storia, visione e progetti nell’intervista a Simone Celebrin.
Nel cuore del Nordest produttivo, tra la pianura trevigiana e le città che cercano nuovi spazi di respiro, Verde Verticale porta il verde dove nessuno se lo aspetterebbe: facciate, parcheggi, palazzetti, ospedali, uffici. La divisione nasce all’interno di Celebrin Dimensione Verde, azienda florovivaistica attiva dai primi anni Novanta, e oggi è guidata anche da Simone Celebrin, protagonista di molti progetti di giardini verticali in Veneto e in Italia.
È qui che la storia di famiglia incontra l’innovazione: una squadra che ogni giorno progetta e cura giardini verticali per interni ed esterni, trasformando pareti in ecosistemi vivi, capaci di migliorare il microclima e la qualità dell’aria, oltre che l’estetica degli spazi.
Dalla pianura trevigiana alle città che cercano respiro: la storia di Celebrin e di Verde Verticale
Celebrin Dimensione Verde nasce a San Biagio di Callalta, in provincia di Treviso, come realtà dedicata alla progettazione, realizzazione e manutenzione del verde: giardini privati, spazi aziendali, aree verdi pubbliche, produzione e vendita di piante e fiori. Nel tempo la struttura si articola in più anime: giardini, garden center, servizi per il verde.
In questo contesto nasce Verde Verticale, il marchio che concentra competenze e ricerca sui giardini verticali e sulle pareti verdi tecnologiche. L’intuizione arriva in anticipo sui trend: portare il verde dove il suolo non basta usando la terza dimensione come nuova “terra” su cui far crescere le piante.
In questo percorso entra in scena Simone Celebrin, nuova generazione che sceglie di guidare proprio l’area più “verticale” dell’azienda. Un piede ben piantato nella terra delle serre e dei campi, l’altro proiettato verso la città del futuro, quella che ha bisogno di più natura senza avere sempre spazio per piantarla a terra.


Cosa fa Verde Verticale: giardini vivi, tecnologia invisibile
Dire “parete verde” può far pensare a un semplice rivestimento scenografico. Nel caso di Verde Verticale, dietro la superficie di foglie c’è un sistema complesso, progettato per essere invisibile a chi lo osserva e semplice da gestire per chi lo ospita.
L’azienda si occupa di:
- progettazione: studio della struttura, scelta delle essenze, valutazione di luce, esposizione, contesto architettonico;
- realizzazione: installazione del supporto, creazione dei moduli vegetali, predisposizione degli impianti;
- manutenzione: controllo periodico, potature, sostituzione delle piante, taratura dell’irrigazione nel tempo.
Dal punto di vista tecnico, un giardino verticale è una composizione di piante radicate in un sistema modulare applicato a una parete: tra struttura portante, pannelli, materiali fibrosi e impianto di irrigazione, l’insieme lavora come una “seconda pelle” dell’edificio, capace di migliorare l’isolamento termico, filtrare parte degli inquinanti in sospensione e contribuire al comfort acustico.
Verde Verticale sviluppa soluzioni su misura ma anche moduli più compatti pensati per interni, integrando sistemi di irrigazione, sensori e, in alcuni casi, purificazione dell’aria: piccole infrastrutture verdi pensate per uffici, hall, spazi di attesa, ristoranti, hotel e contesti pubblici.



Verde verticale, città orizzontali: perché questi progetti contano
Guardando i progetti di Verde Verticale si capisce che il giardino verticale non è solo una scelta estetica. È un tassello della città che prova a diventare più vivibile:
- aiuta a mitigare l’effetto “isola di calore” grazie all’ombreggiamento e alla traspirazione delle piante;
- contribuisce alla depurazione dell’aria, assorbendo CO₂ e trattenendo parte delle polveri e degli inquinanti;
- crea un filtro acustico naturale rispetto al rumore urbano;
- migliora il benessere percepito da chi vive o lavora in quegli spazi: numerose ricerche indicano un impatto positivo del verde su stress, concentrazione e qualità della vita quotidiana.
In questo quadro, realtà come Verde Verticale rappresentano quella parte di Veneto che investe in soluzioni tecniche complesse pur di portare più natura negli spazi quotidiani, dai grandi progetti urbani alle aziende che scelgono una parete verde come biglietto da visita per la loro sede.

Intervista a Simone Celebrin –“Così facciamo crescere giardini dove nessuno li immaginava”
Celebrin Dimensione Verde nasce da una tradizione vivaistica molto radicata. Che cosa vi portate dietro oggi, come Verde Verticale, di quell’esperienza di vivaio a San Biagio di Callalta?
Ci portiamo dietro il valore del tempo. Il tempo necessario per far crescere una pianta, ma anche quello che serve per costruire un progetto solido e autentico. La nostra storia affonda le radici nel mondo vivaistico, dove abbiamo imparato a lavorare con la natura, e non sopra di essa. A San Biagio si respira ancora oggi la stessa pazienza, manualità e capacità di osservazione che ci hanno formati. Anche se oggi collaboriamo con architetti, ingegneri e utilizziamo tecnologie avanzate, non abbiamo mai perso il contatto con la terra. Per noi, ogni giardino verticale è prima di tutto un progetto agronomico. La conoscenza delle specie, delle stagioni, dei microclimi nasce da anni di esperienza vivaistica. Ed è proprio questa radice che ci consente di realizzare pareti verdi realmente sostenibili, durature e vive.
Come è nata concretamente la divisione Verde Verticale all’interno dell’azienda? C’è stato un progetto, una richiesta del mercato o un’intuizione particolare che ha fatto scattare il passo verso i giardini verticali?
Tutto è nato da un incrocio tra visione e ascolto. Da un lato, l’intuizione che il verde dovesse uscire dai confini del giardino tradizionale per contaminare architettura, interni e spazi pubblici. Dall’altro, la capacità di ascoltare i progettisti e i clienti, sempre più desiderosi di integrare la natura negli edifici, anche dove lo spazio sembrava non esistere. È così che abbiamo unito le nostre competenze agronomiche a una nuova progettualità verticale. Il primo intervento è arrivato nel 2012. Da allora non ci siamo più fermati. Abbiamo attraversato una fase intensa di studio, confronto e sperimentazione, sia in Italia che all’estero, entrando in contatto con realtà internazionali e contribuendo allo sviluppo di un settore ancora oggi in evoluzione. Nel tempo abbiamo costruito know-how, perfezionato i nostri sistemi, sviluppato soluzioni su misura e dato identità a una vera e propria business unit dedicata. Verde Verticale è nata come una sfida pionieristica, oggi è una realtà strutturata: oltre 150 progetti realizzati, una rete solida di professionisti, una visione chiara sul futuro del green design.


Se dovessi spiegare a chi non è del settore che cosa fa Verde Verticale in poche righe, come lo racconteresti?
Verde Verticale progetta e realizza giardini verticali su misura, combinando natura, design e tecnologia. Portiamo il verde dove serve di più: sulle facciate degli edifici, negli spazi pubblici, negli uffici, nelle scuole. I nostri progetti uniscono valore estetico e funzione concreta: migliorano il comfort ambientale, riducono l’inquinamento, valorizzano l’architettura e aumentano il benessere delle persone. Ogni parete verde è un ecosistema che vive, funziona e comunica.
Dal punto di vista tecnico, che cosa rende un vostro giardino verticale diverso da un semplice “muro di piante”?
La differenza è nella progettazione, nella tecnologia e nella manutenzione. Non ci limitiamo a “mettere delle piante su una parete”, ma progettiamo un sistema su misura che tenga conto di esposizione, clima, accessibilità, estetica e sostenibilità. Usiamo supporti collaudati, impianti idrici efficienti, materiali certificati e sistemi di monitoraggio intelligenti. In molti casi integriamo anche moduli tecnologici per la purificazione dell’aria o per la raccolta e il riuso dell’acqua. E poi c’è il nostro approccio agronomico: ogni pianta è scelta per le sue caratteristiche tecniche e biologiche, e la parete è progettata per essere bella e sana tutto l’anno, con il minimo impatto manutentivo.
Quali sono due o tre progetti di Verde Verticale che senti più rappresentativi del vostro modo di lavorare, e perché?
Tra i progetti più rappresentativi del nostro percorso c’è il giardino verticale del Memoriale del Ponte Morandi a Genova. In questo luogo, il verde assume un valore simbolico profondo: diventa segno di rigenerazione urbana, di rinascita e di memoria collettiva. Un intervento che unisce biofilia e significato, inserito in un contesto architettonico ad alto impatto emotivo e sociale.
Un altro progetto che sentiamo particolarmente vicino è il Palazzetto dello Sport di Oderzo. Qui la parete verde si integra pienamente nell’architettura dell’edificio, assumendo una funzione non solo estetica ma anche prestazionale. Migliora l’isolamento termico, contribuisce alla riduzione dell’inquinamento atmosferico e trasforma un’infrastruttura sportiva in un modello di bioarchitettura pubblica.
Infine, con The Green Garden a Padova, abbiamo dato vita al primo parcheggio interrato in Italia dotato di pareti verdi e sistemi di purificazione attiva dell’aria. In questo progetto, la tecnologia Moverty si fonde con il design vegetale, dimostrando che anche gli spazi più tecnici possono essere ripensati come luoghi salubri, rigeneranti e sostenibili.
Si parla molto di sostenibilità: quali dati o risultati concreti vi hanno convinto che il verde verticale possa fare davvero la differenza in una città o in un edificio?
I dati sono chiari: una parete verde ben progettata può abbattere la temperatura superficiale estiva fino a 15°C rispetto a una parete in cemento, contribuendo a ridurre l’effetto isola di calore. Inoltre migliora l’isolamento termico invernale, riducendo il fabbisogno energetico. Dal punto di vista ambientale, il verde verticale assorbe CO₂ e filtra polveri sottili, migliorando la qualità dell’aria. Le nostre installazioni con tecnologia Moverty rimuovono fino al 99,8% di particelle PM1, virus e batteri. Ma il dato che ci colpisce di più è la reazione delle persone: in ogni ambiente in cui installiamo una parete verde, si nota un cambiamento tangibile nel modo in cui gli spazi vengono vissuti. Più benessere, meno stress, più voglia di rimanere.

Se immagini il Veneto fra dieci anni, dove ti piacerebbe vedere più pareti verdi?
Ovunque. Ma se dovessimo scegliere da dove cominciare, diremmo: dalle scuole e dagli ospedali. Le scuole sono i luoghi in cui crescono le nuove generazioni: qui il verde diventa parte del percorso educativo, uno stimolo quotidiano all’osservazione, alla cura e alla creatività. Negli ospedali, la presenza della natura favorisce il benessere psicofisico, crea ambienti più accoglienti e aiuta il percorso di guarigione, rendendo più umano lo spazio della cura. Anche gli spazi pubblici come sottopassi, parcheggi e aree in attesa di valorizzazione rappresentano un’opportunità concreta. Quando il verde entra in questi luoghi, li trasforma in punti di riferimento per la comunità e attiva processi reali di rigenerazione urbana. Lo stesso vale per gli edifici aziendali, dove il verde comunica visione, responsabilità e qualità dell’ambiente di lavoro. Integrare natura e architettura diventa un gesto culturale, capace di raccontare l’identità di un’impresa attenta al benessere e alla sostenibilità.
Il verde verticale ha il potenziale per diventare un elemento chiave del futuro urbano. In un Veneto che sceglie l’intelligenza ambientale, il design biofilico e la qualità della vita come priorità, può rappresentare uno strumento concreto per costruire città più belle, più sane, più umane.
Che cosa diresti a un giovane o a una giovane che oggi vuole avvicinarsi a questo mestiere, a metà tra natura, tecnologia e progettazione?
Direi: è il momento giusto. C’è bisogno di figure ibride, che sappiano leggere la complessità e unire competenze diverse. Se ami la natura e ti appassiona l’innovazione, questo è un settore in piena trasformazione. Serve curiosità, voglia di imparare, ma anche capacità di lavorare in squadra. Noi cerchiamo sempre nuove energie: chi entra in Verde Verticale non trova solo un lavoro, ma una visione condivisa. Lavoriamo ogni giorno per far crescere qualcosa che va oltre le piante: un modo nuovo di pensare lo spazio.

Ultima domanda sgaia: qual è la frase o il complimento che ti fa più piacere sentire quando qualcuno entra per la prima volta in uno spazio con una vostra parete verde?
“Wow”
È la reazione che amo di più. Perché rivela stupore e meraviglia. E spesso è seguita da un sorriso. Chi entra in uno spazio con una nostra parete verde, entra in contatto con qualcosa di vivo. E se riusciamo a sorprendere, a far rallentare per un istante, a cambiare la percezione di un luogo… allora sappiamo che il nostro lavoro ha lasciato un segno.
Perché è sgaio
Verde Verticale è sgaio perché racconta benissimo un certo modo tutto veneto di stare nel proprio tempo: partire da una piccola azienda di provincia, mettere le mani nella terra, studiare, sperimentare, sbagliare, riprovare, fino a portare quella stessa terra, trasformata in giardino, sulle facciate di edifici, parcheggi, uffici, scuole.
È sgaio perché dimostra che il verde non è un “fiocco” da aggiungere alla fine di un progetto, ma una componente strutturale che può cambiare la qualità dell’aria, il rumore, la percezione di un luogo.
Ed è sgaio perché dietro quei metri quadri di foglie c’è una storia di persone, come quella di Simone e della sua famiglia, che hanno scelto di investire in un modo diverso di immaginare le nostre città: più verticali, sì, ma anche un po’ più verdi e respirabili.
Per maggiori informazioni: verdeverticale.org












