Vacanze in montagna? Non solo escursioni, sport e relax, ma anche storia e cultura. Ecco 5 castelli delle Dolomiti da vedere

Sono tanti i castelli delle Dolomiti, che impreziosiscono in particolare il territorio della provincia di Belluno raccontando di un antico e fiorente passato. Manieri un tempo avamposti di controllo e comando di una grande area, da sempre punto di collegamento strategico tra Venezia e le terre del nord.
Tra i tanti e meravigliosi castelli nel Bellunese, dal Feltrino, attraverso la Valbelluna, fino all’Agordino e al Cadore, oggi trasformati in luoghi magici da scoprire per gli amanti della storia e per tutti quelli che vogliono calarsi in un mondo che narra di nobili, principi, principesse e grandi eventi, ne abbiamo scelti 5, per arricchire di divertimento e scoperta una vacanza al fresco delle montagne più belle del mondo.

5 castelli delle Dolomiti assolutamente da vedere


Castel Botestagno

Scavalcando il Passo Falzarego e raggiungendo Cortina d’Ampezzo, ecco un castello esistente fino alla seconda metà del XIX secolo.
Il castello di Botestagno o Podestagno (dal tedesco: Peutelstein) fu un fortilizio medievale che si ergeva sull’omonimo monte (1.513 m s.l.m.), situato nella valle del torrente Boite, qualche chilometro a nord di Cortina d’Ampezzo (località Prà de Caštel). Dell’intero complesso architettonico restano oggi soltanto poche rovine.
Si pensa che i primi a costruire un avamposto stabile a Botestagno siano stati i Longobardi nel corso del VII o VIII secolo, certamente con l’intenzione di dominare le tre valli che qui convergono: la Valle del Boite, che è la principale, la Val di Fanes e la val Felizon, ma più in generale il Veneto e il Tirolo. I Longobardi edificarono probabilmente un fortino in legno, fondamentale baluardo strategico sul passaggio obbligato della forra del Rio Felizon.
Nel 1420 tutta la zona passò in mano alla Repubblica di Venezia, che stava vivendo il culmine della propria età dell’oro, attuando una politica di espansione sulla terraferma. Poco più di novant’anni dopo, il castello venne inglobato al Tirolo da Massimiliano I d’Asburgo, insieme a tutta la conca ampezzana (21 ottobre 1511). Da quel momento la fortezza fu sede dei luogotenenti asburgici, che ne furono gli ultimi proprietari.
Con l’apertura del porto franco di Trieste (1719) e la deviazione del traffico di merci verso la pianura, l’utilità di Botestagno divenne sempre minore, fin quando i costi del suo mantenimento superarono quelli delle entrate. Nel frattempo Venezia aveva aperto nuove vie commerciali verso il Tirolo, passando per Sesto o per Misurina. Fu così che nel corso del XVIII secolo gli Imperatori d’Austria ordinarono l’abbandono della piazzaforte; l’ultimo capitano partì dal castello nel 1752 lasciando una guarnigione e nel 1782 fu messa all’asta per 500 fiorini. La prima andò a vuoto, allora fecero scendere il prezzo a 300 e venne acquistata dalla Magnifica Comunità d’Ampezzo l’anno seguente. Abbandonato dalla comunità, il castello divenne ben presto un rudere, tanto che nel 1794 si chiese il permesso all’imperial regio comando la licenza per abbatterlo.
Dopo gli ultimi, marginali impieghi militari durante i fatti del 1809 e del 1848 durante la guerra di liberazione del Tirolo da parte degli Schützen, il castello venne man mano demolito a seguito dell’apertura della Strada d’Alemagna (1830), e fu infine definitivamente abbattuto nel 1867 dalla comunità di Cortina. Il pretesto fu che, a seguito dell’annessione del Veneto all’Italia del 1866, in caso di guerra con l’Italia non fosse usato a scopi bellici; in realtà la popolazione aveva mal sopportato per secoli la presenza della fortezza con tutti i soprusi che comportava.
Il Regio Esercito italiano nel 1915, durante il primo conflitto mondiale realizzò sul colle una serie di gallerie (tuttora presenti) con postazioni d’osservazione per artiglieria leggera e mitragliatrici e trincee, contribuendo alla definitiva demolizione del castello.

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Castello di Zumelle e la sua leggenda

Il Castello di Zumelle si erge sulla cima di un colle a strapiombo sul corso del torrente Terche. Il primo nucleo di un castello fortificato, a Zumelle, risale al I secolo d.C.,esattamente nel 46-47 d.c., quando i Romani stavano consolidando la loro influenza sulla Valbelluna. La costruzione si innalzava dove oggi si trova il nucleo principale del castello, in una posizione strategica per monitorare il transito sulla via Claudia Augusta Altinate (o su una sua variante). Durante le invasioni barbariche, il castello divenne il centro del sistema difensivo locale, prima di essere pesantemente rovinato e cadere in disuso. L’intreccio tra storia e leggenda racconta che il nucleo principale venne ricostruito e ampliato dai Goti (ad opera di Genserico) attorno al 540 d.C. La leggenda racconta che Genserico si stabilì nel castello bellunese e dal matrimonio con l’ancella Eudosia nacquero due gemelli, da cui il toponimo Zumelle.
Il Castello di Zumelle ebbe un ruolo chiave per la storia della Valbelluna e del Veneto Settentrionale per tuttol’Alto Medioevo, quando fu coinvolto in sanguinose lotte feudali. Ricostruito nel 1311 da Rizzardo da Camino, signore di Treviso, Belluno e Feltre, il castello cadde successivamente in rovina. Con l’arrivo della Serenissima e delle armi da fuoco, le fortificazioni di Zumelle divennero di fatto inutili. Il maniero venne restaurato negli anni ’60.
Il Castello di Zumelle è il meglio conservato di tutta la Valbelluna.

La leggenda
La leggenda racconta che il castello fu costruito verso il 540 d. C. dal goto Genserico, sulle macerie di altro maniero prima esistente: Genserico era un misterioso personaggio e uomo di fiducia di Amalasunta, regina degli Ostrogoti e dopo la tragica morte della sovrana, uccisa in un’isola del lago di Bolsena per mano di sicari inviati dallo sposo Teodato, Genserico fuggì verso il nord con Eudosia, damigella di corte; che sposò e con la quale si stabilì nel territorio di Mel. Qui ricostruì un «castello», ottenendo dal nuovo sovrano degli Ostrogoti, Vitige, il titolo di comes «conte» e la piena giurisdizione sul territorio: «da mattina l’acqua dell’Ardo, a mezzodì cime di monti, a sera un’acqua detta Rivo Bianco,5 a settentrione il fiume Anaxo, ora detto Piave ».
Lo stemma di famiglia fu rappresentato secondo il Bonifacio da una sfera d’oro in campo turchino, sormontata da due gemelli abbracciati, a ricordo della felicità che allietò la nuova dimora di Genserico, con la nascita di due gemelli, Iusprando e Goffredo. Il castello di Zumelle trae nome da questa leggenda: ‘castrum zumellarum’ – castello dei gemelli.

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5 castelli delle Dolomiti assolutamente da vedere

Castello di Alboino

Il Castello di Feltre, meglio conosciuto come Castello di Alboino, secondo ricerche storiche venne costruito su una preesistente torre di vedetta romana dal famoso re longobardo.
Il Castello si posiziona nel punto più alto del Colle ed era completamente cinto da mura con quattro torri angolari, secondo la composizione tradizionale dei manieri presenti in tutta l’area. La torre settentrionale, in corrispondenza della Torre dell’Orologio, era detta Torre delle Polveri e di essa restano solo le fondamenta.
La Torre del Campanon, che ancora oggi domina con la sua altezza l’intero complesso, veniva utilizzata per annunciare, con il suono delle sue campane, l’inizio delle esecuzioni capitali e per comunicare, attraverso segnali di fuoco o fumo, con il Santuario dei Santi Vittore e Corona sul Monte Miesna e con il Col Marcellon, luoghi in cui si rifugiavano gli abitanti in caso di pericolo. Al di sopra della porta d’ingresso al piano terra, sono scolpiti in bassorilievo tre stemmi: quello al centro presenta un castello turrito che è lo stemma della Città. Sulla facciata sud del Campanon era dipinto un leone di San Marco, simbolo della Repubblica di Venezia che governò la città dal 1404 al 1797. La Torre dell’Orologio si affaccia sul sagrato della Chiesa dei Santi Rocco e Sebastiano e su Piazza Maggiore e presenta in cima una particolarità: una mezzaluna di provenienza mediorientale, parte del bottino di guerra dei Veneziani raccolto durante la battaglia di Lepanto del 1571.
L’edificio principale ospita anche una piccola cappella, una cucina e la sala d’armi, dove ancora oggi sono conservati dei bellissimi affreschi, attribuiti al pittore feltrino Lorenzo Luzzo ed alla sua scuola. Lo stesso pittore affrescò il Castello esternamente nel 1518; di questi dipinti oggi rimane solo qualche piccolo lacerto. Il cortile interno presenta un pozzo al Tardo Medioevo costituito da una vasca monolitica. Originariamente si poteva entrare nel Castello attraverso una porta che sovrastava le attuali Fontane Lombardesche costruite nel corso del Quattrocento e si apriva sul lato occidentale della Torre dell’Orologio.
Attualmente il Castello è ben visibile dalle strade che giungono a Feltre oltre che da Piazza Maggiore dove parte la piccola salita che raggiunge l’ingresso del maniero.

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Castello di Andraz

Il Castello di Andraz sorge su un grande trovante trasportato a valle durante l’ultima glaciazione, in posizione dominante sulla vallata. Si tratta di un luogo strategico per il controllo delle vie provenienti da sud (Belluno, Agordo, Caprile), da nord (Bressanone e Castelbadia, San Martino in Badia, Valparola), da Ampezzo attraverso la sella di Falzarego. Da tale posizione era possibile traguardare la Rocca di Pietore a sua volta collegata visivamente ad altre fortificazioni (Solator a Selva di Cadore, Avoscan, ecc.) che permettevano il totale controllo delle strada che salendo da Agordo attraversava l’area dolomitica per giungere in Pusteria. Il sottostante Rio Castello costituiva presumibilmente il primitivo confine del Patriarcato di Aquileia e quindi dell’area veneto-cadorina rispetto all’area tirolese. I primi cenni storici sono successivi al 1000; nel 1221 si sa che appartenne alla famiglia Schoneck (Colbello) che lo ottenne in feudo dal Vescovo di Bressanone. Rimase sino al XV sec. proprietà di vassalli alle dipendenze dei “Vescovi-Conti”. Il Vescovado di Bressanone se ne impossessò completamente nel 1416. Da allora, sino alla secolarizzazione imposta dal trattato di Parigi del 1802, il castello rimase di proprietà del Vescovo che lo utilizzò come sede di piccole guarnigioni militari poste sotto il comando di un capitano. Nicolò Cusano fu senz’altro l’ospite più illustre di Andraz, in qualità di Vescovo di Bressanone prescelse la rocca, a garanzia della propria incolumità per lunghi periodi di soggiorno tra il 1457 e il 1460.
Certamente il castello fu in età medievale un importante baluardo strategico militare che in condizioni normali ospitava al proprio interno un numero variabile a circa dieci, quindici persone tra servi e soldati, ma impiegando annessi e pertinenze poteva offrire ricovero a guarnigioni ben più numerose. Soprattutto dal ‘400 fu utilizzato per garantire gli interessi economici del Vescovo messi in pericolo dalla politica espansionistica di Venezia alla ricerca di nuovi sbocchi nell’entroterra veneto; la zona dolomitica risultava infatti di grande rilevanza per la presenza di materie prime essenziali quali il legno e il ferro necessarie sia alla flotta che all’attività edilizia della Serenissima. In particolare nell’Alto Agordino era situato l’importante giacimento di ferro acciaioso del “Fursil”, nei pressi di Colle Santa Lucia, in un’area contesa alle popolazioni cadorine, che dal 1177 (editto di Federico I di Svevia Barbarossa) era stata accorpata ai territori vescovili della giurisdizione di Andraz.


Castello di Castelnuovo

Castelnuovo di Quero si trova lungo il vecchio tratto di strada sulla sponda destra del fiume Piave, vicino all’abitato di Quero in direzione Feltre.
La strada passa proprio sotto il corpo centrale con un grande arco che, un tempo, si chiudeva con due porte e due ponti levatoi ed è ancora oggi affiancato da due massicce torri di differente altezza.
A secoli di distanza l’imponente edificio, che venne bombardato nel 1917 durante la Grande Guerra, venne acquistato nel 1924 dai Padri Somaschi che lo gestiscono ancora oggi come Casa di Preghiera e Centro Religioso.
Castelnuovo ha perso nel corso dei secoli i suoi arredi originali e oggi presenta internamente pavimenti non originali poiché l’intero edificio è stato ristrutturato negli anni Settanta del XX secolo.
Le torri sono articolate su più piani; la torre adagiata sulla fiancata della montagna presenta cinque rampe di scale, mentre quella verso il fiume quattro.
Il castello è aperto al pubblico ed è facilmente raggiungibile percorrendo la vecchia strada Feltrina che si trova subito dopo il paese di Quero in corrispondenza della stazione ferroviaria Quero-Vas.

Fonte: infodolomiti.it

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