Cosa racconta davvero un’azienda quando comunica? E cosa resta quando la comunicazione diventa cultura? A Palazzo Sturm, lo stile Olivetti diventa esperienza

Dal 24 aprile al 27 settembre 2026, le sale affrescate di Palazzo Sturm accolgono una mostra che si configura come vero e proprio viaggio dentro uno dei casi più straordinari di cultura d’impresa: “Olivetti. L’arte di comunicare”, a cura di Fiorella Bulegato e Giorgio Cedolin.

Un progetto che si inserisce in modo quasi naturale nella storia del luogo che lo ospita. Al piano terra, il Museo della Stampa Remondini custodisce la memoria di una delle più importanti famiglie di stampatori europei. Sopra, questa mostra racconta un’altra storia: quella di un’azienda capace di trasformare la comunicazione in linguaggio culturale, riconosciuto in tutto il mondo. E il dialogo tra questi due livell, tipografia storica e visione industriale moderna, è uno degli elementi più affascinanti dell’intero percorso.
Fondata a Ivrea nel 1908 da Camillo Olivetti, Olivetti è stata è stata un laboratorio di idee, un ecosistema in cui design, architettura, grafica, industria e responsabilità sociale hanno trovato un punto di equilibrio raro. La mostra, con circa 130 tra oggetti, opere e documenti provenienti da collezioni privat, restituisce proprio questa complessità.

Non si limita a raccontare prodotti iconici, ma ricostruisce la nascita di uno “stile Olivetti”: un’identità visiva e culturale coerente, capace di attraversare ogni dimensione dell’impresa. Dalla macchina da scrivere allo spazio espositivo, dalla pubblicità al rapporto con la comunità. Uno stile che ha superato i confini europei per arrivare fino alle Americhe, diventando un riferimento internazionale.

Cinque sezioni per capire come si costruisce un linguaggio

Il percorso espositivo si articola in cinque sezioni tematiche, ognuna dedicata a un tassello fondamentale del modello Olivetti.
Si passa dalla comunicazione come strumento narrativo dell’impresa, al rigore progettuale applicato ai prodotti. Dall’attività multidisciplinare dell’Ufficio Sviluppo e Pubblicità, una vera fucina creativa ante litteram, fino all’impegno civile dell’azienda. È qui che emerge uno degli aspetti più attuali della mostra: la capacità di Olivetti di integrare linguaggi diversi in un sistema coerente, un visione. E forse è proprio questo il punto più interessante su cui soffermarsi: capire che la comunicazione, quando è pensata in modo profondo, non serve solo a raccontare. Serve a costruire significato.

Una mostra che parla anche al presente

In un momento storico in cui il termine “comunicazione” rischia spesso di essere ridotto a superficie, la mostra riporta l’attenzione su una dimensione più ampia: quella in cui comunicare significa prendere posizione e assumersi una responsabilità culturale.

“Olivetti. L’arte di comunicare” non è quindi solo un omaggio al passato, ma un invito a rileggere il presente con occhi diversi e a chiedersi cosa stiamo davvero costruendo quando comunichiamo. E soprattutto: quale idea di impresa e di società stiamo contribuendo a raccontare.

Informazioni utili

  • Dove: Palazzo Sturm
  • Quando: dal 24 aprile al 27 settembre 2026
  • Promossa da: Comune e Musei Civici di Bassano del Grappa, con Ronzani Editore
  • Patrocini: Regione del Veneto, Archivio Storico Olivetti di Ivrea
  • Info e prenotazioni: 0424 519940
    [email protected]

La mostra è accompagnata anche da una pubblicazione di pregio: Olivetti. Storie da una collezione, edita da Ronzani.

Perché è sgaia

Perché mette sotto una lente critica qualcosa che diamo troppo spesso per scontato: il modo in cui le aziende costruiscono senso. Perché dentro queste sale non si osservano solo oggetti ben disegnati, ma si entra in un sistema di pensiero in cui estetica, etica e strategia coincidono, e questa coincidenza oggi è tutt’altro che scontata. Perché crea un cortocircuito interessante tra Bassano e Ivrea, tra la cultura tipografica dei Remondini e una delle più lucide visioni industriali del Novecento: due epoche diverse, stesso bisogno di lasciare un segno.
E infine, perché costringe, senza dichiararlo esplicitamente, a una domanda scomoda: quanto di ciò che oggi chiamiamo comunicazione è davvero progetto, e quanto invece è solo rumore ben confezionato?

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Gaia Dall'Oglio
Vicentina d’origine e padovana da lunga data, attraversa il Veneto in lungo, largo e obliquo per lavoro e per passione. Founder di Sgaialand.it, è docente universitaria di Psicologia del Marketing e dell’Advertising (IUSVE – sedi di Venezia e Verona) e di Digital PR al Master Food&Wine 4.0. Socia e Head of Strategy della storica agenzia di creatività pubblicitaria Caratti E Poletto, è speaker a eventi dedicati alla comunicazione e presentatrice professionista di eventi pubblici e privati per aziende del panorama veneto e italiano.