La storia di Dolo, da borgo rurale della terraferma veneziana a centro economico e culturale ai tempi della Serenissima.

A pochi chilometri da Venezia, lungo la riva del naviglio del Brenta, sorge il piccolo borgo di Dolo: un gioiello dell’entroterra veneziano il cui legame con la Serenissima ha radici antiche e ancora evidenti nei suoi palazzi, nelle chiese e tra le strade della città che testimoniano, ancora oggi, il dominio di una potenza che quest’anno compie 1600 anni dalla sua nascita.

Basta passeggiare tra le strade di Dolo per notarlo, alzare lo sguardo sulla facciata del Duomo di San Rocco per vedere, tra il marmo bianco e le colonne della chiesa, lo stesso volto di San Giorgio Maggiore a Venezia e scovare, guardando un po’ più in là, un campanile che ricorda, nell’aspetto e nei colori, “El Paron de Casa” di Piazza San Marco.
Si può ritrovare Venezia nelle strade di Dolo anche ascoltando il suono dello scorrere dell’acqua sulle pale del mulino cittadino e percepire quello stesso sciabordio dei canali veneziani al passare delle gondole o buttando l’occhio sullo storico squero della città, unico di tutta la riviera del Brenta, che riporta, anche solo con l’immaginazione, al lavoro dei maestri d’ascia nella città lagunare.

La storia

È il XVI secolo quando avviene il primo contatto tra Dolo e Venezia, due luoghi poco distanti geograficamente ma, fino ad allora, ancora lontani nei rapporti. A creare una connessione tra la città lagunare e questo piccolo paese dell’entroterra veneto fu una decisione presa proprio nel 1500 dal governo veneziano. In quell’anno, infatti, Venezia sceglie di riqualificare parte della sua terraferma per trasformarla in una tappa alternativa ai traffici del Mediterraneo che, dopo la scoperta dell’America e lo sviluppo del commercio oltreoceano, iniziavano a diminuire.

È proprio dalla vendita improvvisa di terreni della terraferma alla nobiltà veneziana che nasce lo sviluppo dell’allevamento e della coltivazione nelle terre delle ville della riviera del Brenta che, a distanza di due secoli, diventeranno esempi di fasto ed eleganza nonché sedi dei soggiorni dei nobili veneziani in terraferma, trasformando, così, un luogo ancora sconosciuto nel salotto buono della riviera

Elisabetta Vulcano, fondatrice del Centro Studi Riviera del Brenta

Il legame tra Dolo e Venezia è sancito anche da un altro elemento: il fiume Brenta. Questo corso d’acqua, considerato dai veneziani un proseguimento immaginario del Canal Grande fu l’espediente per un repentino sviluppo commerciale, economico e mondano della città. Il naviglio del Brenta, presente ancora oggi a Dolo, divideva la città in due poli distinti: da un lato il polo sociale delimitato dal Caffè Commercio, primo luogo pubblico della città sorto sull’esempio dei tipici caffè veneziani, dall’altro il polo economico costituito dalla presenza del mulino monumentale, cuore pulsante dell’attività economica cittadina, uno squero nel quale venivano riparati burchi e burchielli e impermeabilizzati i fondali delle imbarcazioni e le storiche chiuse per il trasporto di merci e persone in città.

Queste ultime rappresentano una grande rivoluzione della riviera del Brenta. Nate su progetto di Leonardo da Vinci, le ovali chiuse vinciane erano istituite in quattro luoghi della terraferma veneziana: Dolo, Mira, Stra e Moranzani e assicuravano una corretta navigazione da e verso la città lagunare, appianando il dislivello di 12 metri presente tra Padova e Venezia.

In passato, però, attraversare una chiusa con un burchiello non era certo un processo veloce come ce lo possiamo immaginare oggi chi passava, infatti, doveva aspettare delle ore tra le chiuse prima di poter continuare la navigazione lungo il fiume e per questo motivo, intorno a questi sistemi idraulici, si svilupparono delle piccole piazze commerciali, dove i mercanti ingannavano l’attesa giocando una partita a dadi, comprando delle merci nei banchetti allestiti lungo la riva o semplicemente bevendo un puncio della barcarola al Caffè Commercio, come testimoniano alcune tra le opere di Giambattista Cimaroli e Francesco Costa.

In ogni angolo di Dolo, da quello più nascosto, come la calle dei Calafati, a quello più imponente e maestoso, come il luogo che ospita il piccolo “paron de casa”, ritroviamo la storia, la cultura e il sapere veneziano che, in poco tempo, riuscì a trasformare un piccolo paese della riviera del Brenta in uno dei centri culturali, sociali ed economici più importanti ai tempi della Serenissima.

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