La Fondazione Querini Stampalia è un gioiello unico nel suo genere, considerato una sorta di “museo d’ambiente” perché raro esempio di collezionismo di un’antica famiglia nobile veneziana, che dimostra tutta la sua ricchezza e capacità di precorrere i tempi, lasciando un segno indelebile a Venezia. 

Con i suoi 150 anni, la Fondazione Querini Stampalia è una tra le fondazioni più antiche in Italia e un raro esempio di casa trasformata in biblioteca e museo su testamento del conte Giovanni Querini Stampalia; è un vero patrimonio di storia, cultura e apertura mentale che viene portato avanti con dedizione da chi la gestisce. Case, terreni, oggetti d’arte, collezioni, arredi, monete, stampe: Giovanni Querini, ultimo discendente della sua casata, alla sua morte, nel 1869, lasciò tutto alla città e ai suoi abitanti perché qui trovassero un luogo confortevole dove studiare e ritrovarsi per parlare di scienza e di cultura.   

Sulla facciata brillano i neon dell’artista Joseph Kosuth, che con le parole e l’immagine aiuta a riflettere sugli elementi primordiali che comunicano con l’architettura, creando una relazione passato e contemporaneità. Relazione che non si perde nemmeno nei restauri che portano la firma di diversi architetti contemporanei – come Carlo Scarpa, Maria Botta, Valeriano Sartor, Michele De Lucchi – e trasformano il palazzo in una scuola di architettura, perché in Querini niente risulta stonato, ma tutto appare in continuo dialogo con il passato e con il futuro, come se il tempo non potesse mai porre fine a un patrimonio che, al di là del suo valore economico, porta con sé un pensiero di condivisione di cui gli stessi veneziani si sono in qualche maniera appropriati.


La Querini conta infatti un gruppo di sostenitori importanti, tra i 200 e i 300, e oltre 100 volontari che regalano il loro tempo e la loro passione alla Fondazione permettendo di tenere aperte le mostre e il museo. E poi ci sono le donazioni e i lasciti che costituiscono una importante modalità di incremento del patrimonio, come i fondi fotografici Mark Smith, Luigi Ferrigno, Graziano Arici e Luigi Ghirri.  

“Grazie all’amore che i veneziani hanno per questo luogo spesso decidono di consegnare i loro beni alla Fondazione per sostenerne le attività e arricchirne le collezioni. non ci sono solo grandi nomi tra questi lasciti, ma anche, ad esempio, un impiegato della Fondazione che alla sua morte ha lasciato tutti i suoi beni a questo luogo”.

Marigusta Lazzari, Direttrice Fondazione Querini Stampalia

“La famiglia Querini Stampalia di Santa Maria Formosa era una delle 12 famiglie che hanno fondato Venezia, una delle più importanti della città, che ha sempre partecipato al governo di Venezia con importanti ruoli anche se non ha mai espresso un doge a causa della congiura di Bajamonte Tiepolo nel 1310 – aggiunge Mariagiusta Lazzari– il palazzo così come lo vediamo oggi è è frutto di un restauro in occasione del matrimonio di Francesco Querini e Paola Priuli nel 1528, quando si fece una ristrutturazione della sede, aggiungendo alcune case precedentemente edificate ed unendole al corpo principale”.


Al piano terra, oggi c’è un’area servizi, al primo piano la biblioteca, al secondo piano si può visitare la casa-museo con tutte le collezioni originali appartenenti alla famiglia e al terzo piano le collezioni della Cassa di Risparmio di Venezia affidate alla Fondazione, in deposito semi permanente, da Intesa San Paolo, che l’ha quindi restituita alla fruizione del pubblico. .

Tutto quello che apparteneva e che usava la famiglia – specchiere, orologi, mobili, dipinti, ceramiche – è esposto al secondo piano e rappresenta un gusto e uno stile che si tramanda da una famiglia ai suoi discendenti.

La Fondazione registra una media di circa 50 mila visitatori all’anno, che possono cullarsi tra Tiepolo, Bellini, Palma il Vecchio e il Giovane, nonché una straordinaria collezione di 30 dipinti di Pietro Longhi che ritraggono la caccia all’anitra in laguna con la fionda e le palline di terracotta. E se Giovanni non ha avuto eredi di sangue in vita, si può oggi ben affermare che, in un secolo e mezzo di storia, ha avuto invece tanti “figli di cuore”. 

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