Da Vicenza a Londra, l’illustratrice veneta che ha trasformato la vulnerabilità in linguaggio visivo.

I Disegnetti Depressetti sono il progetto con cui Elisa Shori ha costruito uno dei linguaggi visivi più riconoscibili degli ultimi anni. Pochi tratti, parole essenziali, e una capacità rara di rendere visibili stati emotivi complessi senza appesantirli. Il suo lavoro si colloca in uno spazio preciso: quello in cui immagine e parola si incontrano per dare forma a ciò che spesso resta implicito. Vicentina di nascita, londinese d’adozione, classe 1994, Elisa sviluppa questo linguaggio a partire da un progetto nato quasi per necessità personale, trasformandolo nel tempo in una cifra espressiva coerente e immediatamente identificabile.

Disegnetti Depressetti: quando l’ironia diventa un modo per dire le cose come stanno

La pagina nasce alla fine del 2019, come uno spazio di sfogo durante quella fase sospesa e spesso confusa che molti attraversano senza raccontarla davvero: la cosiddetta quarter-life crisis. Ma quello che inizialmente è un gesto personale, diventa rapidamente qualcos’altro. I suoi disegni, essenziali, diretti e apparentemente semplici, intercettano emozioni condivise, spesso trattenute o difficili da verbalizzare.
Relazioni, identità, fragilità, desiderio, solitudine: temi complessi restituiti con pochi tratti e un linguaggio immediato, mai costruito. Non c’è estetizzazione del disagio, né ricerca di consenso. C’è piuttosto una forma di onestà visiva che, proprio per questo, funziona.

Un linguaggio visivo che nasce dai social e diventa racconto contemporaneo

Nel tempo, “Disegnetti Depressetti” esce dalla dimensione digitale e si espande. Collaborazioni, pubblicazioni, prodotti editoriali e progetti creativi portano il lavoro di Elisa in contesti diversi, mantenendo però una coerenza precisa: quella di un segno che resta riconoscibile anche quando cambia formato. È una dinamica interessante, perché racconta bene un passaggio tipico della creatività contemporanea: dalla piattaforma al linguaggio, dal contenuto al progetto. Ridurre il lavoro di Elisa Shori all’illustrazione sarebbe limitante: quello che costruisce è piuttosto una forma di narrazione sintetica, in cui immagine e testo lavorano insieme per restituire una percezione immediata, quasi istintiva.

I suoi disegni non spiegano, riconoscono e attivano. Ed è probabilmente questo il motivo per cui riescono a generare una connessione così forte con chi li guarda: perché non si pongono come interpretazione, ma come riflesso. Uno degli aspetti più interessanti del suo percorso è proprio questo: la capacità di trasformare un’espressione individuale in qualcosa di condiviso. Non attraverso una strategia esplicita, ma attraverso la coerenza del linguaggio. Nel suo lavoro, emozioni spesso considerate “minori” o marginali diventano centrali e proprio questa scelta costruisce un’identità forte, riconoscibile, difficilmente replicabile.

Un aspetto interessante è come questo linguaggio si estenda anche fuori dal disegno. Nello shop online, ad esempio, i contenuti non sono organizzati per categorie tradizionali, ma per stati emotivi: feeling happy, feeling down, feeling grateful, feeling love, feeling mad, feeling very sad. Una scelta che sposta il punto di vista: non si parte dall’oggetto, ma da come ci si sente.
Ed è probabilmente qui che il progetto trova una delle sue intuizioni più forti: trasformare l’emozione in una chiave di lettura, prima ancora che in un contenuto.

Disegnetti Depressetti



Una voce veneta che parla a una generazione (e non solo)

C’è anche un elemento territoriale che vale la pena sottolineare. Elisa Shori è infatti una delle tante espressioni di una creatività veneta contemporanea che si muove in modo fluido tra locale e internazionale: radicata nelle proprie origini, ma capace di svilupparsi altrove, senza perdere identità. Il fatto che oggi firmi progetti come la bag di TEDxPadova 2026 non è casuale, ma coerente: il suo linguaggio si presta perfettamente a raccontare quel momento di emersione dell’idea che il tema “Boom!” prova a intercettare.

Perchè è sgaia

Perché Elisa costruisce un vero e proprio linguaggio e un linguaggio, quando funziona, non ha bisogno di essere spiegato: viene riconosciuto. Perché parte da qualcosa di profondamente personale senza trasformarlo in racconto autoreferenziale, ma rendendolo leggibile, condivisibile, quasi universale. E perché rappresenta una forma di creatività contemporanea che non cerca di essere perfetta, ma genuina. E proprio per questo riesce a restare.

Vuoi saperne di più? Ti basterà sbirciare il sito ufficiale del progetto: disegnettidepressetti.com

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Gaia Dall'Oglio
Vicentina d’origine e padovana da lunga data, attraversa il Veneto in lungo, largo e obliquo per lavoro e per passione. Founder di Sgaialand.it, è docente universitaria di Psicologia del Marketing e dell’Advertising (IUSVE – sedi di Venezia e Verona) e di Digital PR al Master Food&Wine 4.0. Socia e Head of Strategy della storica agenzia di creatività pubblicitaria Caratti E Poletto, è speaker a eventi dedicati alla comunicazione e presentatrice professionista di eventi pubblici e privati per aziende del panorama veneto e italiano.