Giardino di Pojega in Valpolicella: un percorso tra arte, natura e scenografia che cambia il modo di vivere lo spazio
Al Giardino di Pojega succede una cosa semplice: dopo pochi minuti smetti di cercare il punto migliore da cui guardarlo. Non perché manchino le prospettive, ma perché capisci che non è quello il modo giusto di stare qui. Questo è un luogo che chiede di essere attraversato, non osservato e la differenza è tanto sottile quanto sostanziale. Il Giardino di Pojega si trova nel cuore della Valpolicella, non molto distante da Verona, ed è parte della tenuta storica di Villa Rizzardi. Viene progettato alla fine del Settecento dall’architetto Luigi Trezza su commissione del conte Antonio Rizzardi, ma ridurlo a un “giardino all’italiana” è un modo veloce per non capirlo davvero. Perché Pojega, in realtà, è una costruzione narrativa.
Un giardino che non si svela subito
La prima cosa che colpisce è che non esiste un punto da cui vedere tutto. Nessuna prospettiva totale, nessuna visione d’insieme che restituisca il senso del luogo in un colpo solo. Il percorso si costruisce passo dopo passo, tra viali, scalinate, aperture improvvise e piccoli scarti di direzione. Ogni elemento, che si tratti di una siepe, un dislivello o una curva, sembra lavorare per ritardare la visione, più che offrirla. E in questo ritardo succede qualcosa: si smette di anticipare per cominciare a osservare. A rafforzare questa dimensione contribuiscono anche le sculture disseminate lungo il percorso. Non sono elementi decorativi, ma presenze che entrano nel ritmo del giardino e lo complicano, nel senso migliore del termine. Nel Giardino di Pojega se ne contano oltre sessanta, attribuite all’artista vicentino Pietro Muttoni: figure in pietra calcarea locale, tra divinità classiche e animali esotici, che emergono tra le quinte vegetali senza mai imporsi davvero. Non sono lì per farsi trovare subito. Anzi, spesso compaiono quando non le stai cercando. Ed è proprio in questo gioco di apparizioni e sottrazioni che il giardino insegna qualcosa: perdersi, qui, non significa disorientarsi, ma lasciare spazio a ciò che accade lungo il percorso. Anche nello sguardo.





Ma il disegno del giardino non si esaurisce nelle architetture e nelle presenze scultoree. È nel verde che questo progetto trova una delle sue letture più profonde. La scelta delle essenze non è casuale, ma costruisce un vero e proprio racconto: nella parte più libera, quasi selvatica, alberi alti e chiome fitte creano un attraversamento meno lineare, più denso. È una porzione di giardino che trattiene e complica il passo. Non a caso, tra i rami emergono figure e richiami che suggeriscono una dimensione più inquieta, meno risolta.
Poi, progressivamente, qualcosa cambia. Il percorso si apre, le forme si fanno più leggibili, la vegetazione si abbassa e si ordina. La geometria prende spazio e restituisce una sensazione diversa, più stabile, quasi risolta. È una transizione pensata, che mette in scena una tensione precisa: tra disordine e struttura, tra smarrimento e orientamento. Ed è forse anche per questo che qui il “perdersi” non è mai fine a sé stesso, ma parte di un movimento più ampio, che ha a che fare con il modo in cui attraversiamo le cose.
Il teatro, la scena, il visitatore
Il cuore simbolico del giardino è il Teatro di Verzura, una struttura scenografica realizzata interamente con elementi vegetali e pensata come una vera e propria scena, solo che qui non c’è un pubblico statico. C’è chi attraversa il giardino e si muove, chi cambia punto di vista, entra ed esce dalle prospettive. È un’idea di progettazione sorprendentemente contemporanea, se ci pensi, fortemente connessa alla dimensione esperienziale.
Tra geometria e libertà
Pojega tiene insieme due tensioni che raramente convivono così bene: da una parte la struttura rigorosa del giardino all’italiana, dall’altra una libertà più romantica, quasi inattesa. Ci sono assi prospettici precisi, elementi architettonici e geometrie riconoscibili, ma, accanto a questi, il percorso si apre e si complica, lasciandosi attraversare senza imporre una direzione unica. È un equilibrio delicato e funziona proprio perché non è perfetto.
Un giardino che parla al presente
Nonostante le sue origini settecentesche, il Giardino di Pojega dialoga con questioni molto contemporanee: il rapporto tra spazio ed esperienza, tra progettazione e libertà, tra visione e attraversamento. Ed è forse per questo che, una volta usciti, resta addosso una sensazione precisa. Non tanto di aver visto qualcosa di bello, ma di averlo vissuto in modo personale, costruendo un’esperienza senza renderla rigida. Oggi l’esperienza del Giardino di Pojega si arricchisce anche di strumenti contemporanei, che però non snaturano il senso del luogo. Una web-app accompagna la visita con un’audio-guida accessibile direttamente da smartphone, offrendo approfondimenti discreti, mai invasivi. Per i più piccoli, il percorso si trasforma in una sorta di esplorazione: una caccia al tesoro tra indizi e dettagli nascosti che restituisce al giardino la sua dimensione più ludica, senza semplificarla.
E poi c’è un altro elemento, che completa il quadro in modo naturale. Il giardino non è isolato, ma dialoga con il paesaggio che lo circonda. La visita può proseguire con una degustazione dei vini Guerrieri Rizzardi, all’interno di uno spazio ricavato in un cortile seicentesco, che introduce anche alla scoperta dei vigneti della tenuta. Un passaggio che non è accessorio, ma coerente: perché anche qui si tratta di esperienza, di tempo, di relazione con il territorio.
Perché è sgaio
Perché non offre una vista da fotografare, ma un percorso da interpretare (anche se sono certa le foto non mancheranno!).
Perché mette il visitatore al centro senza renderlo protagonista in modo forzato. E perché dimostra, con una leggerezza rara, che anche uno spazio può insegnarti qualcosa, senza spiegartelo. “Perdersi” è una parola che qui acquista decisamente un significato diverso perchè non indica un disorientamento, ma una sospensione del controllo. È smettere di cercare la direzione giusta e accettare che il senso emerga lungo il percorso. In un tempo in cui tutto è progettato per essere immediatamente comprensibile, Pojega chiede un gesto opposto: rallentare, lasciare spazio e non sapere esattamente cosa aspettarsi.
Informazioni utili per la visita
Giardino di Pojega
Via Pojega, 8 -Negrar di Valpolicella (VR)
Apertura stagionale: dal 28 marzo all’8 novembre
Orario: 10:00 – 18:00
Ultimo accesso consentito alle ore 17:00
Sito web: pojega.it
Telefono: 045 7210028
Ingresso a pagamento
Audio-guida disponibile tramite web-app
Caccia al tesoro per bambini
Possibilità di degustazioni e wine experience presso il wine shop
Photocredits: courtesy of Giardino di Pojega













