Il brand veneto Raptus & Rose continua a vestire le donne con la stessa poesia e autenticità volute dalla sua fondatrice, Silvia Bisconti. Oggi, l’atelier di Belluno e la Residenza Milanese portano avanti la sua visione di Moda Liberata, fatta di capi unici, tessuti preziosi e ascolto profondo dell’anima femminile. Una storia sartoriale che continua a ispirare.

Certe visioni sono così forti da superare chi le ha immaginate. Non si esauriscono, non si chiudono; continuano a respirare, a camminare nel mondo, a trasformarsi in gesti quotidiani, in oggetti tangibili. È il caso di Raptus & Rose, brand veneto nato da Silvia Bisconti e oggi più vivo che mai grazie a chi ha scelto di portare avanti la sua idea rivoluzionaria di moda come strumento di libertà e verità.

Silvia Bisconti, scomparsa nel 2024, è stata molto più di una fashion designer: è stata infatti costumista teatrale, esploratrice di stoffe, filosofa della bellezza. Dopo anni accanto a Romeo Gigli, una lunga direzione creativa in Maliparmi e un’esperienza da personal designer per una sceicca degli Emirati Arabi, nel 2013 fonda Raptus & Rose. Lo fa a Belluno, in un’ex tipografia affacciata sul Piave, dove trasforma le sue visioni in un progetto chiamato Moda Liberata. Un modo nuovo, radicale, poetico, di intendere il vestire: non come forma, ma come senso.

Ogni abito, dentro Raptus & Rose, nasce da un incontro. Con un tessuto, con una storia, con una donna. I materiali arrivano da ogni angolo del mondo – broccati indiani, crêpe giapponesi, shibori, tulle mediorientali – ma la loro rinascita avviene in atelier, tra mani esperte e occhi capaci di vedere possibilità dove altri vedono scarti. È qui che la bellezza si fa concreta: nella scelta di un taglio, nella cucitura imperfetta che racconta la mano umana, nella composizione di texture e colori che non cercano armonia convenzionale, ma espressività sincera.

Per Silvia, la moda non doveva vestire solo il corpo, ma anche l’anima. Lo diceva con una frase che è diventata manifesto: “Vesto le donne ascoltando la loro anima, in una rivoluzione gentile che possa invadere il mondo di bellezza.” E così è stato, ed è ancora oggi. Perché la sua filosofia continua a ispirare ogni gesto del Raptus Team, che oggi guida con cura e rispetto il brand.

L’eredità lasciata da Silvia è artistica, ma anche umana. Lo dimostra, tra gli altri, il progetto del Défilé della Rinascita, nato con la psicoterapeuta Elena Pasquin, Elena Pasquin, psicoterapeuta dell’Associazione Oncologica San Bassiano. Una sfilata in cui le protagoniste erano donne che avevano affrontato il cancro. Donne con cicatrici visibili e invisibili, vestite con cura e amore per riconnettersi con la propria bellezza, con la propria forza. Perché la moda può curare, se nasce da uno sguardo empatico. Un progetto che il team continua a sostenere, fedele all’idea che la moda possa curare, elevare, connettere.

Oggi Raptus & Rose è una realtà viva, piena di energia e visione. L’Atelier sul Fiume a Belluno accoglie ancora donne da ogni parte d’Italia e del mondo per costruire insieme abiti che raccontano, che custodiscono emozioni, che rendono il vestirsi un gesto rituale e consapevole. E poi c’è la Residenza Milanese di via Farini, un luogo segreto dietro a glicini e cortili, dove moda, arte, libri, design e relazioni si intrecciano. Un laboratorio di idee che unisce l’intimità della casa all’energia creativa dello spazio culturale.

Gli abiti continuano a nascere. I tessuti continuano a viaggiare. Le mani continuano a cucire. Le clienti continuano a emozionarsi. Ogni pezzo è unico, come sempre, e ogni stagione è un nuovo capitolo, coerente ma mai identico. Il Perfecto Dress, fortunato simbolo del brand, è ancora oggi uno degli abiti più amati: fluido, tagliato in sbieco, perfetto per seguire i movimenti del corpo e della vita, adatto a tutte le silhouette.

Il profilo Instagram del brand, seguito da una community fedele e partecipe, è una finestra quotidiana su un mondo dove la moda è racconto, è cultura, è femminilità non conforme. Dove ogni foto non mostra solo un capo, ma l’universo valoriale da cui quel capo proviene.
Raptus & Rose, oggi come ieri, rappresenta una scelta consapevole. Un linguaggio. Una forma di resistenza gentile. È la prova che si può fare moda in modo umano, artigianale, sostenibile, artistico. È un raptus che continua a smuovere, emozionare, ispirare. Come voleva Silvia.

raptus & rose
Silvia Bisconti

Perché è sgaio

Perché non basta un bell’abito a fare uno stile, ma serve una visione. Raptus & Rose è nato in Veneto, ma ha saputo abbracciare il mondo. Ha costruito bellezza senza tempo, ha dato davvero voce alle donne e ha mostrato che la moda può essere anche cura, gesto poetico, alleanza. È il perfetto equilibrio tra artigianalità, cultura e identità. E continua a esserlo, ogni giorno.
In uno scenario ossessionato dalle collezioni stagionali, dalle tendenze e dai numeri, Raptus & Rose ha scelto un ritmo diverso: ha scelto la lentezza, il rispetto per il tempo e per la storia delle cose. Ogni tessuto trovato nei mercati più remoti diventava il punto di partenza per una nuova storia. Ogni capo è irripetibile, perché nato da un incontro irripetibile.

raptusandrose.com

Articolo precedenteVenice Climate Week, un nuovo capitolo per la sostenibilità e la transizione ecologica
Articolo successivoLisa Pavinato (Li7et), la regina degli allestimenti che trasformano i luoghi in esperienze
Gaia Dall'Oglio
Vicentina d’origine e padovana da lunga data, attraversa il Veneto in lungo, largo e obliquo per lavoro e per passione. Founder di Sgaialand.it, è docente universitaria di Psicologia del Marketing e dell’Advertising (IUSVE – sedi di Venezia e Verona) e di Digital PR al Master Food&Wine 4.0. Socia e Head of Strategy della storica agenzia di creatività pubblicitaria Caratti E Poletto, è speaker a eventi dedicati alla comunicazione e presentatrice professionista di eventi pubblici e privati per aziende del panorama veneto e italiano.