Dalla Francia al vicentino, la storia di un “occhialaio” fuori sistema.
C’è una parola che racconta meglio di tutte chi fosse Jacques Durand: non designer, non creativo, non stilista.
Occhialaio.
Lo diceva lui stesso, quasi a voler mettere distanza da un sistema che aveva attraversato per decenni senza mai davvero appartenergli. E forse è proprio da qui che vale la pena partire per raccontare una storia che oggi, a tutti gli effetti, parla anche veneto.
Un inizio tra arte e tecnica
Jacques Durand nasce nel 1947 a Cognac, in Francia, in una famiglia dove arte e manualità convivono naturalmente. Nel 1962, giovanissimo, entra in un centro ottico grazie al padre. Non è un passaggio marginale: è lì che impara il mestiere nel senso più concreto, quello fatto di mani e materiali.
Negli anni, Jacques Durand costruisce un percorso professionale solido e stratificato. Nel 1977 avvia una propria attività commerciale tra Francia e Benelux, iniziando a muoversi con autonomia nel settore. L’anno successivo incontra Alain Miklitarian, dando vita a una collaborazione destinata a lasciare un segno nel mondo dell’occhialeria contemporanea. In seguito, lavora con Philippe Starck al progetto Starck Eyes e si afferma come project manager per brand di fascia alta, tra cui Bugatti.
Un percorso importante, certamente, ma non ancora il suo. A un certo punto succede qualcosa che, per chi lavora nella creatività, è sempre un passaggio delicato: decide di lasciare le grandi aziende. Nel 2009 nasce il suo marchio, Jacques Durand, come sintesi di esperienza, ricerca e visione. Un progetto che non cerca compromessi con le logiche stagionali o con il mercato di massa.


Un linguaggio riconoscibile
Le sue montature si riconoscono a colpo d’occhio, ma non per un’estetica ostentata. Piuttosto, per una coerenza progettuale che attraversa ogni modello: superfici piatte, volumi pieni, linee morbide ma mai indecise.
È un lavoro che parte dalla materia prima ancora che dalla forma. La texture spazzolata, realizzata a mano, diventa una firma: sottrae brillantezza, aggiunge profondità, trasforma l’occhiale in un oggetto quasi architettonico. La luce non si riflette, ma si assorbe, restituendo una presenza più silenziosa e sofisticata.
Nel tempo la ricerca si estende anche ai materiali, con un’attenzione crescente alla sostenibilità: tra questi, l’utilizzo di bioplastiche di cellulosa, spesso declinate in cromie vive, mai banali.
Ma ciò che rende davvero riconoscibile Jacques Durand è il suo posizionamento: è un brand che viene scelto e non cerca facile consenso. Nel panorama dell’occhialeria contemporanea si muove come una realtà franco-italiana apprezzata da chi conosce davvero il prodotto. Le sue montature, scultoree e senza tempo, non inseguono i trend.
Le forme – pantos, quadrati, ponti a chiave – richiamano archetipi dell’occhialeria e del design industriale del dopoguerra, ma vengono private di qualsiasi nostalgia. Nessun effetto vintage, nessun rimando decorativo: solo struttura ed equilibrio. Anche la produzione segue questa logica: le montature sono realizzate a mano in Italia, utilizzando acetati di alta qualità, come quelli di Mazzucchelli, e accompagnate da una narrazione trasparente del processo. Ogni pezzo racconta come è stato costruito, da chi, con quali materiali. Un approccio che oggi potremmo definire “lusso lento”, ma che in realtà nasce da una scelta più radicale: restituire valore al tempo e alla materia.
L’approdo in Veneto
Nel 2012 avviene il passaggio chiave. Jacques Durand incontra Domenico Concato, titolare di Punto Ottico; da quel momento prende forma una collaborazione che diventa anche profondamente culturale.
Concato non è un imprenditore qualsiasi: figlio di un orologiaio di Alte Ceccato, cresce in un contesto dove la precisione è un linguaggio quotidiano. A 14 anni studia ottica e apre, accanto al padre e al fratello, il suo primo negozio. Fin da subito prende una posizione netta: rifiuta i marchi commerciali e le logiche del lusso gridato, preferendo realtà indipendenti giapponesi, belghe, canadesi e italiane. Il suo obiettivo è chiaro: vendere occhiali di qualità, ma soprattutto etici, con materiali certificati e filiere trasparenti.
Nel tempo costruisce una rete di negozi tra Italia e Stati Uniti, arrivando fino a Madison Avenue a New York. Resta, tuttavia, sempre fedele a una scelta precisa: lavorare nella nicchia, parlando a chi è disposto a capire.
È in questa traiettoria che avviene l’incontro con Durand. Concato acquisisce il marchio e compie una scelta controcorrente: porta la produzione a Montecchio Maggiore, trasferendo competenze e persone, e dà vita a una realtà produttiva che definisce “atelier”. Non si pensi quindi a una fabbrica, ma a uno spazio dove l’occhiale viene realizzato a mano, con una logica quasi sartoriale.
Un movimento inverso rispetto alla norma: non dalla produzione al negozio, ma dal negozio alla produzione, per avere controllo totale su ogni fase. Il brand evolve così in JDO – Jacques Durand Occhiali e, soprattutto, si radica nel Vicentino, in un territorio dove il pensiero trova immediatamente forma.
Scomparso nel 2022, Durand ha lasciato un’eredità che va oltre il suo nome: un linguaggio progettuale riconoscibile, capace di continuare a vivere nelle collezioni e nelle mani di chi oggi porta avanti il brand. Una figura che ha inciso non solo nel design, ma anche nelle relazioni costruite lungo il percorso.


Un dialogo tra segno e materia: Ale Giorgini x Jacques Durand
A dimostrare quanto il brand continui a evolvere senza tradire la propria identità, c’è anche la recente collaborazione con l’illustratore vicentino Ale Giorgini. Un progetto presentato durante la Milano Design Week 2026, che mette in dialogo due linguaggi apparentemente distanti: quello essenziale e rigoroso dell’occhiale e quello narrativo, sintetico e immediatamente riconoscibile dell’illustrazione.
Il risultato è una limited edition che lavora per sottrazione anche nella narrazione: un unico modello declinato in quattro varianti, ciascuna dedicata a una città simbolo per il brand – Vicenza, Milano, New York e Tokyo – come a tracciare una geografia affettiva e culturale del progetto.
Il dettaglio più interessante, però, non è immediatamente visibile. Le illustrazioni di Giorgini si nascondono all’interno delle montature, come un segreto riservato a chi le indossa: incisioni, piccoli elementi narrativi, persino dettagli poetici nelle aste che si rivelano solo nel gesto.
E forse non è un caso che tutto questo accada proprio a Vicenza, a pochi passi da dove Giorgini è cresciuto e dove prende forma ogni occhiale Jacques Durand. Perché quando un oggetto è costruito con questa coerenza, anche le collaborazioni diventano estensioni naturali del suo linguaggio.


Perché è sgaio
Perché racconta una verità che raramente viene messa a fuoco: le idee non appartengono a un luogo finché non trovano un territorio capace di accoglierle davvero. Jacques Durand nasce in Francia, ma prende forma nel Vicentino e dimostra che la nostra regione è uno spazio dove visioni radicali possono diventare oggetti concreti e riconoscibili. E forse è proprio questo il punto più interessante: quando un progetto è autentico, prima o poi trova il suo territorio… e non sempre è quello in cui è nato!
Per maggiori informazioni: jacquesdurand.com
Phocredits: courtesy of Jacques Durand











