Elisa,  brillante editor di Una casalinga al cinema,  è andata ancora una volta al cinema per noi. Oggi sul blog diamo il bentornato a Tarantino con la recensione di The Hateful Eight. Pop corn o no? L’ultima parola ad Elisa! Gaia 

The Hateful Eight
da kontrokultura.it

THE HATEFUL EIGHT

Di: Quentin Tarantino

Con: Samuel L. Jackson, Kurt Russell, Jennifer Jason Leigh, Walton Goggins, Tim Roth

Si perché: alcuni registi sanno amare e far amare un genere lontano dalla cultura attuale con la semplicità delle storie che raccontano i bambini. In fondo, il western non è mai uscito dalla moda cinematografica, perché in ogni epoca c’è sempre qualcuno che lo riprende in mano, modo suo. Genere a parte, quando si va al cinema per Tarantino è perché: fa recitare attori geniali, scrive scene geniali, si fa fare commenti musicali geniali. Alcuni elementi, nonostante assurdi, sono resi così bene che sembrano reali: il bello di film come questi è che per qualche istante si pensa proprio che tutto sia successo veramente, non solo nella testa di chi li ha inventati.

Niente è lasciato al caso: ogni scena ha senso nel suo piccolo e all’interno della pellicola; anche i lunghi silenzi diventano commento musicale, non sono casuali. E poi ci sono lunghissimi dialoghi, veloci: come si fa ad inventare tutte quelle battute per un film solo? E non c’è mai ripetizione.

The Hateful Eight
da nerdist.com

No perché: se vedi questo film dopo “Revenant” e “Django Unchained” qualche perplessità arriva. Come per “Revenant” c’è neve, freddo, lunghe distese senza niente attorno e sangue. Dal film precedente di Tarantino, abbiamo genere, musica, durata, qualche attore, pistole e sangue (quest’i ultimi non solo da Diango!). Il problema principale è che per la prima ora e mezza non succede gran che: è la parte in cui spesso dominano scene senza musica, molte battute veloci e periodi vuoti. Poi il film prende vita e ritmo, ma il rischio è che qualche spettatore si perda in mezzo, senza arrivare alla seconda metà del film.

Se vi aspettate ammazzatine per due ore e mezza di film, siete sulla strada sbagliata: ci sono, ci mancherebbe, ma non così predominanti come in altri film del regista statunitense. C’è molta ironia, leggerezza anche quando il sangue è sparso ovunque: del resto questo è Tarantino, come nella maggior parte dei registi di successo, o si ama o si evita di andare a vederlo al cinema.

The Hateful Eight
da allon.it

Per: un pubblico giovane ed elastico. Certi aspetti si capiscono se si conosce la filmografia di Quentin Tarantino o si è abituati alla contaminazione e la presenza di vari generi nello stesso film. È vero che questo è un film western, ma all’ interno c’è molto di più: il regista ha già più volte dimostrato di non far parte di alcun schema, anche se degli elementi sono ricorrenti nei suoi film, portando sempre novità. Con il rischio di non essere sempre capito o digerito.

Casa o cinema: nelle inquadrature, natura o attori che siano, ci sono troppi particolari per gustare il film a casa. Le scene sono così piene di elementi che neanche il grande schermo contiene tutto: spesso gli occhi vanno sdoppiati per vedere tutto e sezionare ciò che appare. E questa volta c’è Morricone dall’inizio alla fine del film: difficile anche al cinema apprezzare tutte le sfumature del nostro grande maestro italiano.

Pop – corn: considerando che in genere finiscono durante la pubblicità iniziale o entro la prima mezz’ora di film, per questa volta vi lascio prendere i pop-corn. E se prendete bibite, ricordatevi che il film dura 167 minuti…

The Hateful Eight
da filmtv.it

#prendilasgaia 

Elisa

 

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Elisa Bombasin
Elisa, editor del blog “Una casalinga al cinema”, ci porterà direttamente nelle grandi sale, recensendo per Sgaialand tutte le nuove uscite e le novità cinematografiche. Elisa è una divoratrice seriale di film e la sua passione si coniuga ad un percorso formativo specifico nel settore; laureata in Storia e Critica del Cinema, Elisa cura per Sgaialand la rubrica Fast & Movie!