410 km a piedi palleggiando dal Veneto a Torino per incontrare Lionel Messi: la storia di amore per il calcio e di vita di Massimiliano Sambugaro

Vi racconto l’impresa di Massimiliano Sambugaro a poco più di 24 ore dalla partita di ritorno dei quarti di finale di Champions League che, con un pareggio a secco di reti, ha visto passare in semifinale la Juventus a spese del Barcellona, grazie al 3-0 registrato in casa l’11 aprile scorso.
Proprio in quella data, invece, si concludeva l’impresa di Massimiliano.
La sua storia ha come protagonista l’amore per il calcio: una passione sfrenata e totale, tanto da portarlo a vivere una delle più grandi avventure della sua vita.
Tutto è nato per gioco, del resto si parla del gioco del calcio. Quello che appassiona grandi e piccini in tutto il mondo, e riuscire a raccontare una storia positiva di sano amore nei confronti di questo sport, troppo spesso condito da notizie di tafferugli e scandali, è una benedizione. E un esempio.
Massimiliano Sambugaro è un 45enne che allena 35 ragazzi della scuola calcio di Romano d’Ezzelino (Vi), ha un passato da semiprofessionista con 200 gol all’attivo e i suoi allievi lo chiamano “Sambu”. Un soprannome che gli diede anni orsono il suo maestro di tecnica: Djalma dos Santos, terzino destro della Nazionale del Brasile e due volte campione del mondo in Svezia nel 1958 e in Cile nel 1962.

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Una leggenda del calcio che a metà anni 80 arrivò ad insegnare sul campo ai bimbi di Bassano del Grappa, tra i quali anche Massimiliano.
Da campione a campione, Sambugaro e i ragazzi della sua scuola hanno una vera e propria venerazione per Lionel Messi e da più di un anno Sambu posta sui social alcuni video di tecnica in cui sfida la forza di gravità e la balistica calcistica, colpisce la traversa e inventa esercizi da giocoliere con il pallone, proprio come fa Messi in campo e negli allenamenti con la maglia del Barcellona.
Ho risposto ad alcuni suoi video, per scherzo e in dialetto veneto. Ho messo la prima clip su Facebook e il giorno dopo ho controllato: avevo 2.500 richieste di amicizia
Eh sì, perché il video che Sambugaro dedica al campione diventa virale e i media spagnoli si interessano a lui. Nel frattempo, il 17 marzo scorso, le urne della Champions incrociano i destini di Juventus e Barcellona, e Massimiliano decide di andare a Torino in occasione del match di andata dell’11 aprile. Palleggiando.
Da Romano d’Ezzelino a Torino: 410 chilometri. 10 come la maglia di Messi, un segno del destino si potrebbe dire.

Il viaggio di Massimiliano Sambugaro

Ma Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore,
non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore,
un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia…
(La leva calcistica della classe ’68, Francesco De Gregori)

Sambu si è spostato dal Veneto al Piemonte a piedi, anzi, palleggiando con un pallone iconico che porta quasi il suo nome, ovvero il modello Samba di Diadora. Tutto questo per provare ad incontrare Messi allo Juventus Stadium.
14 giorni di palleggio, lungo tutto il Nord Italia: partito in sordina, il viaggio è esploso via social e Massimiliano è stato accolto da diversi stadi italiani, con i custodi che gli hanno aperto i cancelli per fargli fare qualche palleggio, ad esempio al Bentegodi di Verona e al Menti di Vicenza.

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Nessun Gps e nessuna compagnia, tanto che Massimiliano nel bresciano perde la strada e allunga il viaggio.
Festeggia persino il suo 45° compleanno palleggiando, e a Torino arriva con i piedi martoriati e un sorriso nuovo perché avverte che qualcosa è cambiato.
Il primo incontro che fa è con la Sacra Sindone, e ringrazia per quell’idea matta che ha avuto il coraggio di realizzare. Riesce a raggiungere l’albergo dove i blugrana dormono: un fortino invalicabile, ma i giornalisti spagnoli ascoltano la sua storia e lo adottano come mascotte e i palleggi di Sambu fanno in fretta il giro della Spagna tanto che il Barcellona si interessa a lui.
Ma incontrare Messi sarà impossibile.
Almeno per questa volta: Massimiliano Sambugaro non resta deluso perché la sua è un’esperienza di vita e capisce, in realtà, di aver palleggiato per e con se stesso.

Lionel Messi resterà un mito forse inarrivabile, ma non ha più importanza: “Ero partito per incontrarlo ma ho capito che sarebbe stata solo la ciliegina. Non è arrivata, ma tengo tutta la torta dei giorni di cammino. Mi è mancata moltissimo la mia famiglia e ho perso circa 7 chili, però lo rifarei, perché la passione muove tutto
La strada mi ha insegnato a stare al mondo ed ora mi sta allenando ad allargare il cuore”, scrive a casa dove lo aspettano la moglie e la figlia Vittoria.
Del resto durante il viaggio si è trovato nei pressi di un convento di frati, in provincia di Cremona: “Alcuni mi fermano e mi chiedono dove stia andando. Gli dico: Vado a Torino alla Sindone e a conoscere il più grande giocatore al mondo. Sorridono e mi dicono che sembro un cavaliere dell’Ordine del Santo Sepolcro. Mi danno la benedizione e mi dicono “occhio alle donne”. Io rispondo: Non preoccupatevi, a casa ne ho già due che mi bastano e avanzano

Tutto era nato per gioco, quel gioco che, negli stadi, bisognerebbe ricominciare ad amare per quello che è: una passione universale che supera le polemiche, i meccanismi commerciali e le teste calde.
Perché “Ogni volta che un bambino prende a calci qualcosa per la strada lì ricomincia la storia del calcio” (Jorge Luis Borges)

PS: qui potete gustare un po’ della sua straordinaria, folle e appassionata avventura.

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Ilaria Rebecchi
Ilaria è una giornalista ed esperta di comunicazione a 360°: ama parlare, scrivere e raccontare storie, soprattutto quando riguardano ciò che è bello, dalle arti alle persone. Asso nella manica? Multitasking creativa, dal digitale alla carta stampata, copywriter e digital strategist con nel cuore la critica musicale e cinematografica. Le sue passioni sono la sua cagnolina Lilly, ridere tanto, la scherma, il buon vino, la primavera, la musica degli anni '80, la cucina, la montagna, le serie tv e ovviamente il marito Alberto. È il Direttore Responsabile di Sgaialand magazine

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